POLITICA :

Scandalo procure, Luca Lotti si autosospende dal Partito Democratico

L’ex ministro dello Sport del Governo Renzi avrebbe partecipato a delle riunioni per influire sulle nomine dei magistrati: «Lo faccio per il rispetto e l’affetto per il Pd»

«Ti comunico la mia autosospensione dal Pd fino a quando questa vicenda non sarà chiarita». Lo scrive il deputato del Partito Democratico, ed ex ministro dello Sport del Governo Gentiloni Luca Lotti, coinvolto nello scandalo Csm, in un post su Facebook in cui si rivolge direttamente al segretario del partito Nicola Zingaretti, rispondendo alle richieste di autosospensione giunte da alcuni dirigenti alla luce dell’inchiesta sulle nomine alle procure.

Caro Segretario,apprendo oggi dai quotidiani che la mia vicenda imbarazzerebbe i vertici del PD. Il responsabile legale…

Posted by Luca Lotti on Friday, June 14, 2019

«Lo faccio, scrive Lotti, non perché qualche moralista senza morale oggi ha chiesto un mio passo indietro. No. Lo faccio per il rispetto e l’affetto che provo verso gli iscritti del Pd, cui voglio bene e perché voglio dimostrare loro di non avere niente da nascondere e nessuna paura di attendere la verita».

Per cosa è accusato Lotti

Lotti è stato coinvolto nello scandalo delle nomine pilotate in magistratura dalle intercettazioni captate da una microspia inserita nel cellulare del magistrato Luca Palamara.

L’ex ministro avrebbe avuto un ruolo da “regista” nelle nomine dei magistrati e avrebbe partecipato – come documentato dalle intercettazioni – a delle riunioni notturne in hotel con diversi consiglieri del Csm per individuare il successore dell’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, da poco andato in pensione.

L’obiettivo di Lotti, secondo le accuse circolate in questi giorni, sarebbe stato quello di vendicarsi dell’ex procuratore e del pubblico ministero Paolo Ielo, che aveva chiesto il suo rinvio a giudizio nell’inchiesta Consip, a Roma.

Lotti respinge tutte le accuse: «La verità – scrive nel post – è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente. Quanti miei colleghi, durante l’azione del nostro Governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio? Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell’ideologia, dell’invidia, dell’ipocrisia?».

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