Scandalo Csm, la guerra tra toghe (in tre minuti)

di OPEN

Cosa si è scatenato sulla magistratura italiana con l’inchiesta su Luca Palamara

Il Consiglio Superiore della Magistratura è ormai da settimane al centro di una bufera. Lo scandalo, partito da un’inchiesta per corruzione su Luca Palamara, potentissimo ex presidente dall’Anm ed ex membro dello stesso Csm, ha squarciato il velo su alcuni meccanismi interni alla magistratura, in particolare per quanto riguarda la modalità con cui verrebbero decise le nomine e le sanzioni disciplinari.

David Ermini, ex parlamentare del PD e vicepresidente dell’organo di autocontrollo della magistratura – il presidente è Sergio Mattarella, il capo dello Stato – parlando all’assemblea del Consiglio in seduta plenaria ha detto: «O sapremo riscattare con i fatti il discredito che si è abbattuto su di noi o saremo perduti». Parole che danno la cifra della serietà della situazione.

L’inchiesta su Palamara per corruzione e “influenza”

Il motivo per cui l’inchiesta su un magistrato è arrivata a gettare, in pochi giorni, «discredito», riprendendo la definizione di Ermini, sul Csm e sull’intera categoria va ricercato nelle pieghe delle indagine e degli addebiti che sono contestasti a Palamara: cioè aver ricevuto denaro e regali da alcuni lobbisti, con cui intratteneva stretti rapporti di amicizia, in cambio dell’influenza in alcune sentenze.

«Influenza» sembra proprio la parola chiave dello scandalo che sta travolgendo il Csm. Palamara, infatti, oltre che di corruzione, è accusato di aver cercato, venuto a sapere delle indagini a suo carico, di influenzare la nomina del prossimo procuratore capo di Perugia: la procura del capoluogo umbro ha infatti competenza sulle indagini che riguardano i magistrati romani, come lo stesso Palamara.

Non solo, come pm a Roma e progettando una nuova scalata, il magistrato voleva scegliere anche il successore del procuratore capo Giuseppe Pignatone, in pensione dall’8 maggio. Con l’idea di ridimensionare il peso dei pm più duri di piazzale Clodio, avrebbero partecipato ai vertici anche Cosimo Ferri e Luca Lotti, quest’ultimo iscritto al registro degli indagati sul caso Consip proprio a Roma.

Gli incontri “segreti” con i politici per le nomine

Nell’infografica realizzata da Centimetri chi era presente agli incontri di Luca Palamara per discutere le nomine agli uffici giudiziari secondo la Gdf. ANSA/CENTIMETRI

Le indagini su Palamara rivelerebbero inoltre un modus operandi che coinvolgerebbe alcuni magistrati – i consiglieri del Csm dimissionari Luigi Spina, Gianluca Morlini e Antonio Lepre e gli autosospesi Corrado Artoni e Paolo Criscuoli – che avrebbero intrattenuto rapporti e partecipato a diversi incontri con lo stesso Palamara ed esponenti del mondo politico con il fine, appunto, di pilotare nomine e promozioni.

Per quanto riguarda il versante politico dell’inchiesta, anche se al momento nessuno è indagato, i nomi di spicco che trapelano dalle indagini sono quelli dei deputati del PD Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo di Matteo Renzi e ministro dello sport nell’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni, e Cosimo Ferri.

La difesa di Palamara

«Voglio dimostrare che non sono e non sarò mai un corrotto e che non sono mai stato eterodiretto da nessuno nelle mie scelte. In una seconda fase chiarirò i miei rapporti con Cosimo Ferri, Luca Lotti e altre persone con le quali, viste le cariche che ho ricoperto dal 2008 in poi, ho avuto frequentazioni. Chiederò, però, che il mio nome non venga strumentalizzato per qualsiasi vicenda. Non sono mai stato collaterale a nessun partito politico e mai ho svolto incarichi fuori ruolo di diretta dipendenza politica».

Palamara sostiene di non avere “mai messo in discussione il mio rispetto per la carica istituzionale del vice presidente del Csm e più in generale delle prerogative dei singoli consiglieri. Non ho mai piegato la mia funzione a fantomatici interessi del gruppo Amara, della cui attività sono totalmente all’oscuro avendo avuto rapporti di amicizia e frequentazione esclusivamente con Fabrizio Centofanti”.

Per quanto riguarda le vacanze e regalie varie che avrebbe ricevuto, secondo quanto sta emergendo dall’inchiesta a suo carico, Palamara afferma di aver consegnato ai pm di Perugia che stanno indagando su di lui una memoria difensiva con “tutti i dettagli sulle spese da me sostenute dal 2011 a oggi: estratti conto, prelevamenti e ogni movimento bancario”.

Le dimissioni dal Csm

Cinque dei sei membri del Csm provenienti dalla magistratura (gli altri, come Ermini, sono di nomina politica) si sono dimessi o autosospesi a seguito dell’inchiesta che coinvolgerebbe alcuni di loro, a cui verrebbe attribuita la responsabilità di aver aiutato Palamara informandolo delle indagini a suo carico: non avrebbero commesso reati, ma il loro comportamento ha gettato «discredito» – appunto – sull’intera categoria.

I commenti dei magistrati e la posizione del Quirinale

La vicenda ha scatenato un tiro incrociato di dichiarazioni da parte di magistrati che hanno stigmatizzato il comportamento dei colleghi. Ad esempio Giuseppe Cascini, altro consigliere del Csm, che è arrivato a paragonare l’attuale inchiesta allo scandalo P2 degli anni Ottanta, quando emerse che la loggia massonica eversiva, a cui erano affiliati alcuni magistrati, era in grado di tenere le fila delle attribuzioni degli incarichi delle corti italiane.

Dal Quirinale giungono voci di un presidente della Repubblica «profondamente contrariato» da ciò che sta trapelando dall’inchiesta e che ha fatto pesare il suo ruolo chiedendo che si svolgano in tempi brevi le elezioni per sostituire i membri del Csm che si sono dimessi o autosospesi.

Il ruolo delle “correnti”

L’inchiesta inoltre mostrerebbe un ruolo controverso delle diverse “correnti” della magistratura. Alcuni elementi del procedimento, infatti, indicano che nomine e promozioni fra i togati avvengano sulla base di logiche politiche interne: le vari correnti giocherebbero il ruolo di veri e propri partiti (dal loro specifico colore) scontrandosi e alternandosi al potere.

Apici dello scontro e meta ultima sarebbero la leadership dell’Associazione Nazionale Magistrati e la guida del Csm (quella del Presidente della Repubblica è una carica solo formale). Da queste posizioni è possibile indirizzare promozioni e procedimenti disciplinari, con un ruolo di contropotere rispetto ai membri laici del Consiglio (cioè quelli nominati dalla politica).

Il ministro Bonafede da Mattarella

Nella serata del 6 giugno il ministro della giustizia Alfonso Bonafede è salito al Quirinale per un incontro con il presidente della Repubblica Mattarella. In una nota del ministero a commento dell’incontro si legge: «in un momento molto delicato legato alle vicende che hanno investito il Csm, (il ministro, ndr) ha sentito il bisogno di rappresentare la sua preoccupazione al Capo dello Stato con cui si è confrontato in un colloquio cordiale durato circa 30 minuti».​

Gli arresti di gennaio

Il 2019 non era iniziato sotto i migliori auspici per la magistratura capitolina: Antonio Savasta, giudice del tribunale di Roma e ex pubblico ministero di Trani era stato arrestato insieme al collega Michele Nardi, pm nella Capitale, per ordine della procura di Lecce con l’accusa di associazione per delinquere, corruzione in atti giudiziari e falso per fatti commessi tra il 2014 e il 2018 quando i magistrati era in servizio a Trani.

Grasso lascia magistratura indipendente

La crisi del Csm coinvolge anche Magistratura democratica. La “corrente” dell’Associazione Nazionale magistrati si è divisa sulla posizione da tenere in merito ai membri dello stesso consiglio che avevano deciso di autosospendersi. Magistratura Indipendente aveva chiesto infatti con un documento che i consiglieri rientrassero nel Csm, in aperto contrasto con le posizioni dell’Anm.

Da ciò le dimissioni del presidente Pasquale Grasso che ha dichiarato in una nota: «A volte arriva un momento in cui la casa natale ci sta stretta e si rischia di litigare inutilmente pur se tutti animati dal bene della famiglia. Si iniziano a vedere le cose in modo diverso. È nella natura delle cose umane».

Alla fine della riunione del direttivo centrale dell’Anm, Grasso si è poi dimesso come presidente dell’associazione dei magistrati. Una decisione annunciata a inizio seduta, nel caso avesse percepito la volontà dei rappresentanti delle correnti di volere un suo passo indietro.

Le dimissioni di Morlini

Il Csm ha promosso un’azione disciplinare nei confronti dei quattro togati autosospesosi in seguito alle indagini di Perugia: si tratta di Corrado Cartoni, Antonio Lepre e Paolo Criscuoli, di Magistratura Indipendente e Gianluigi Morlini, di Unicost: soltanto quest’ultimo ha però deciso di dimettersi dall’organo superiore di controllo della magistratura italiana.

L’intercettazione fra Lotti e Palamara

Dall’inchiesta di Perugia spunta anche un’intercettazione telefonica fra Luca Palamara e Luca Lotti ex sottosegretario alla presidenza del consiglio e ministro dello Sport. Le conversazioni incriminate riguarderebbero, ancora una volta, le pressioni per la nomina del successore a capo della procura di Roma di Pignatone.

Inoltre nello scacchiere del posizionamento dei nuovi capi delle procure, viene ventilato il possibile trasferimento di Creazzo, attualmente a Firenze e che, in quanto reggino, avrebbe visto come un favore lo spostamento a Reggio Calabria, mentre si sarebbe trattato di “liberare Firenze” in seguito all’inchiesta promossa dallo stesso Creazzo a carico dei genitori di Matteo Renzi.

Mattarella indice elezioni suplettive

Nella serata di giovedì 13 giugno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che, come ricordato, è anche presidente del Csm, e, proprio in base alle prerogative di questo suo ruolo, ha indetto con atto formale per i giorni 6 e 7 ottobre le lezioni due membri del consiglio dimessosi nelle ultime settimane in seguito all’inchiesta di Perugia: Antonio Lepre e Pierluigi Morlini. Per il colle c’è inoltre la necessità che vengano cambiate le procedure di elezione del Csm: per questo non è stata scelta la via dello scioglimento anticipato del Consiglio.

Cade anche l’ultimo togato

Il magistrato Corrado Cartoni è stato il sesto membro togato a dimettersi, rimettendo il suo mandato al vicepresidente del Csm David Ermini. La decisione è arrivata il giorno dopo la diffusione delle intercettazioni sulla riunione tra Lotti e Palamara, alla quale avevano partecipato anche altri tre membri togati: Spina, Lepre e Criscuoli.

Cartoni ha chiarito di non aver deciso di dimettersi per: «Ammissione di responsabilità, ma per senso delle istituzioni». A quella riunione, tra le altre cose, si discuteva della nomina del prossimo procuratore di Roma. Cartoni da parte sua ha negato di essersi mai interessato a decisioni sulle nomine.

Luca Lotti si autospende dal Pd

Luca Lotti, deputato Pd ed ex ministro dello Sport del Governo Gentiloni, si è autosospeso dal partito comunicando la sua decisione con una lettera pubblicata su Facebook e diretta al segretario Nicola Zingaretti. Lotti è accusato di aver partecipato a delle riunioni notturne con alcuni consiglieri del Csm, finalizzate a pilotare le nomine dei magistrati. In un’intervista al Corriere della Sera del 14 giugno, Luca Zanda – tesoriere del Pd – gli aveva chiesto un passo indietro.

Lotti lo ha fatto, ma non senza contestare quello che ritiene essere un accanimento nei suoi confronti: «La verità – scrive nel post – è una sola e l’ho spiegata ieri: non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente».

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