Di Maio: «Ue paradossale o in malafede o incompetente»

Il vicepremier contro le modalità con cui l’Unione Europea chiede all’Italia di intervenire sui conti pubblici

All’assemblea di Confcommercio Luigi Di Maio spara a zero sull’Ue a proposito della lettera inviata al nostro Paese sui conti pubblici e sulla possibilità che venga messa in moto la procedura di infrazione: «Queste lettere sono abbastanza paradossali, non le respingeremo al mittente ma le discuteremo». Arriva poi l’affondo: «Se fai sempre le stesse cose e ti aspetti un risultato differente o sei in malafede o non competente».

Continua, sullo stesso tono, il ministro del Lavoro: «La lettera dimostra che l’Europa non ha imparato niente dal passato: ancora una volta ci dice che la congiuntura è sfavorevole, dovete tenere fermi i soldi, ma queste due cose cozzano tra di loro». Di Maio ha poi rassicurato gli imprenditori sulla stabilità del governo, ha confermato che non ci sarà il temuto aumento dell’Iva e che la legge di bilancio si farà, e sarà questo governo a farla.

Ancora, a proposito della procedura di infrazione ha spiegato che una trattativa è in corso e ha confermato che non ci sarà una manovra correttiva come da più parti paventato. Per il vicepremier la trattativa «deve passare dal Parlamento: ci devono essere degli atti di indirizzo da parte delle forze politiche, perché in questo momento noi non possiamo permettere che si tolgano diritti ai cittadini e alle imprese – ha poi chiosato – Noi dobbiamo fare più investimenti, non meno investimenti».

Per Di Maio, nella lettera della Ue non ci sono solo ostacoli da superare, ma anche possibilità. Per il ministro, Bruxelles offre la «grande opportunità di lavorare sul cuneo fiscale. Se la loro ricetta è togliere tassazione sul lavoro sono d’accordo – chiarisce il vicepremier – se è mettere più soldi in circolo sono d’accordo. Questo non richiede necessariamente solo deficit».

Di Maio poi continua riproponendo il tema della lotta all’evasione fiscale, purché, chiarisce, sia indirizzata verso i grandi evasori e non significhi «inserire nuovi oneri burocratici per le piccole e medie imprese e vessarle ancora una volta».

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