I 90 anni di Anna Frank: per ricordarla, difendiamo il suo diario dalle bufale

Il diario di Anna Frank continua a essere un testo scomodo per i negazionisti della Shoah

Il 12 giugno 1929 nasceva in Germania a Francoforte sul Meno Anna Frank, autrice di un diario di cui tutt’oggi i negazionisti dell’Olocausto vorrebbero dimostrare la non autenticità.

Per sfuggire alla persecuzione nazista, dovette vivere nascosta assieme alla famiglia nelle stanze segrete di un edificio di Amsterdam, in Olanda. Solo una telefonata anonima li fece scoprire, portando al loro arresto da parte del maresciallo della Gestapo Karl Silberbauer.

Vennero infine deportati tutti nel campo di concentramento di Bergen-Belsen dove Anna morì nel 1945, a 16 anni, assieme al resto della famiglia; sopravvisse solo il padre Otto Frank che si prodigò per riuscire a pubblicare il suo diario.

Come è nato il diario

Il 28 marzo 1944, durante il periodo in cui si nascondeva assieme alla famiglia, Anna ascoltò un appello di Radio Orange che invitava la popolazione a lasciare delle testimonianze scritte sull’occupazione nazista.

Anna decise così di rimettere mano a dei testi che aveva già scritto con l’idea che sarebbero stati pubblicati. Così, facendo uso di pseudonimi, romanzò alcuni episodi, specialmente quelli amorosi. Alcune descrizioni risultano influenzate da quello che sentiva alla radio.

Questi particolari dovrebbero suscitare commozione, invece hanno ispirato il dubbio dei negazionisti, sempre in cerca di indizi per negare l’autenticità delle testimonianze riguardanti l’Olocausto.

Dai manoscritti alla pubblicazione

Del diario di Anna Frank esistono quindi tre versioni: la prima fu scritta prima dell’appello di Radio Orange; la seconda è una riscrittura del primo e la terza è la versione che viene mandata in stampa, grazie al contributo del padre.

Alcune parti intime, che la ragazza non avrebbe voluto rendere pubbliche, furono omesse. Riemersero solo molto dopo, suscitando un certo scalpore, specialmente quelle riguardanti la sessualità della ragazza.

Dagli anni ’90 tra le associazioni che si impegnano a custodire la memoria e l’immagine di Anna Frank ci sono stati alcuni attriti, con tanto di azione legale per la gestione dei diritti.

Più recentemente ha fatto discutere la decisione da parte della Anne Frank Fonds – che gestisce i diritti del Diario di Anna Frank – di considerare il padre Otto (morto nel 1980) non soltanto curatore del testo, ma anche coautore.

Anna morì di inedia nel lager di Bergen-Belsen nel 1945: i diritti sul suo diario sarebbero scaduti nel 2016, rendendolo di dominio pubblico. Inserendo Otto come autore il passaggio alla libera pubblicazione avverrà a partire dal 2050.

La fake news della penna a sfera

Tutto questo non ha fatto altro che rafforzare la fake news secondo cui il diario della ragazza sarebbe un falso prodotto nel dopoguerra utilizzando materiale cartaceo dell’epoca. Secondo alcuni, il tratto dell’inchiostro rivelerebbe che i testi siano stati scritti con una penna a sfera, cosa che risulterebbe anacronistica.

L’intervento del padre sui testi non pregiudica l’autenticità del diario perché Otto si limitò a rimaneggiare quello che la figlia aveva scritto: fatto, quest’ultimo, confermato dal materiale cartaceo originale arrivato fino a noi e scritto dalla ragazza e da lei soltanto.

Al di là dei cavilli giuridici e degli interessi economici che potrebbero esserci dietro un contenzioso sul copyright dei diari, qualcuno dubita ancora dell’autenticità dei testi. È possibile che siano stati prodotti ad hoc?

La tesi in base alla quale i testi del diario risulterebbero scritti con una penna a sfera proviene prevalentemente da ambienti che negano l’Olocausto: tra questi autori spicca David Irving. 

Irving disse di aver saputo da “voci di corridoio” che la polizia di Wiesbaden, analizzando il diario, era arrivata alla conclusione che le scritte fossero state apportate con una classica «bic», i cui primi modelli, però, sono entrati in commercio molto dopo il periodo in cui Anna scriveva.

La polizia scientifica di Wiesbaden nega di aver mai ricevuto i manoscritti «perché gli esami di competenza spettavano agli istituti deputati nei Paesi Bassi». Le analisi più importanti che chiudono la discussione vennero fatte nel 1986 da parte dell’Istituto olandese di ricerca sulla Seconda guerra mondiale.

Risulta al di là di ogni ragionevole dubbio che carta e inchiostro corrispondano al periodo in cui i diari vennero scritti, tanto più che parliamo di inchiostro per stilografiche prodotto ben prima dell’arresto della ragazza assieme alla famiglia.

Solo in due pagine si trova traccia di appunti scritti con una bic, verosimilmente lasciati dal padre con una calligrafia palesemente diversa. Inoltre Otto Frank numerò le pagine a penna e a matita.

Perché negare l’autenticità dei diari?

Il diario di Anna Frank da solo non aggiunge né toglie prove decisive sullo sterminio messo in moto dal regime nazista, tuttavia è uno dei testi che maggiormente hanno contribuito a lasciarne traccia nella cultura popolare.

I testi vennero scritti con la spontaneità e l’ingenuità di una adolescente che sognava di vedere le sue esperienze pubblicate, incoraggiata da messaggi uditi in radio. Questo ci restituisce una testimonianza unica nel suo genere che rende difficile il lavoro dei negazionisti.

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