Esiste davvero la dipendenza da smartphone e social network?

Qualcuno paragona la dipendenza al gioco d’azzardo a quella da social media, ma forse il problema è un altro

Esiste una dipendenza da internet e da social media? Al momento conosciamo i problemi che possiamo avere attraverso una regolare e prolungata esposizione alle luci artificiali, in particolar modo quelle dei nostri dispositivi. Si tratta di problemi sanitari di cui dobbiamo tener conto.

Proprio i social network sono uno dei più importanti canti di sirene che ci tiene incollati ai nostri smartphone e pc. Diversi influencer periodicamente lanciano delle challenge in cui sfidano loro stessi a passare un’intera giornata senza internet, ma in cosa consisterebbe la dipendenza da social media?

Cosa dicono studi e sondaggi

C’è chi lamenta – anche dopo periodi di sette giorni senza internet – disorientamento e addirittura solitudine, altri invece sembrano soddisfatti. Sono tutti i dati che arrivano da semplici sondaggi ma, come vedremo, sono stati prodotti anche degli studi interessanti, tutti da prendere con le dovute pinze. 

C’è anche chi ha proposto di inserire la dipendenza da internet tra le malattie mentali. Solo tre mesi fa il quotidiano The Guardian analizzava un report che «suggerisce che siti come Facebook e Instagram potrebbero danneggiare la salute mentale». 

Questo però sarebbe un dato surrogato. Posto che effettivamente stare molto tempo in rete potrebbe predisporci maggiormente a insonnia, ansia, eccetera, in che modo stabiliamo l’esistenza di una dipendenza vera e propria?

Dipendenza e «mobilitazione totale»

Alcuni politici inglesi hanno chiesto maggiori ricerche sui danni che internet potrebbe provocare alla salute. Facebook, Instagram e Twitter sono le principali piattaforme incriminate, data la capacità di tenere incollati e “mobilitati” milioni di utenti. Secondo il filosofo Maurizio Ferraris «il web non è emancipazione ma mobilitazione. Non si limita a fornire ai suoi utenti nuove possibilità informative ed espressive; diviene lo strumento di trasmissione di responsabilità e ordini finalizzati al compimento di azioni».

Questa mobilitazione sembra quindi una necessità creata dal mezzo stesso per le maggiori opportunità di connessione e di rapporti che permette, più che una forma di dipendenza. 

I like come una roulette russa

Se andiamo a vedere cosa stabilisce l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) scopriamo che al momento nel mirino c’è principalmente il disordine mentale dovuto al gioco d’azzardo.

Resta da chiedersi se i meccanismi di rinforzo che possono generarsi ricevendo like e commenti possano essere paragonati proprio ai giochi d’azzardo, per i quali si crea senz’altro una forma di dipendenza.

In un recente tweet il portale di una delle maggiori case editrici di riviste scientifiche, la Elsevier, rilancia un articolo del 2017 sulla dipendenza da internet, pubblicato su Technology in Society. I ricercatori parlano addirittura di un fenomeno in crescita:

«Le dipendenze da internet e da social media continuano a crescere man mano che aumenta la nostra dipendenza dalla tecnologia. Le stime indicano che oltre 210 milioni di persone in tutto il mondo ne soffrono. Data la sua influenza sugli utenti, la riduzione di queste dipendenze è importante».

Quando la vita reale appare meno stimolante

Qui è evidente che si parla di un dato difficile da separare dalla necessità di avere un certo tipo di tecnologia, che altrimenti ci renderebbe isolati e meno competitivi. Persino chi deve fare consegne a domicilio o raccogliere delle ordinazioni al ristorante vede i vantaggi che i dispositivi mobili possono offrire.

Uno dei problemi suggeriti dai ricercatori nell’abstract dell’articolo è che tutte le soddisfazioni cercate generalmente nella vita reale si trasferirebbero in rete, rendendo meno interessanti i traguardi che si potrebbero ottenere spegnendo il cellulare, costruendo quindi nuove opportunità attraverso relazioni dirette.

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