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Conte: «Quello di Sea Watch un ricatto politico sulla pelle di 40 persone»

30 Giugno 2019 - 21:15 Alessandro Parodi
epa07685333 Italian Premier Giuseppe Conte during arrivals for a Special European Council in Brussels, Belgium, 30 June 2019. Heads of states or governments from EU member states meet to continue discussions on the possible candidates for the heads of EU institutions, namely European Council President, President of the European Commission, High Representative of the Union for Foreign Affairs and Security Policy (Foreign Policy Chief), and President of the European Central Bank.  EPA/ARIS OIKONOMOU
Il premier italiano commenta la vicenda della capitana Carola Rackete
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Il presidente del consiglio italiano Giuseppe Conte parlando a Bruxelles con i giornalisti prima di recarsi al vertice che deve sciogliere il nodo delle nomine ai vertici della Commissione Ue, del consiglio europeo e dell’Europarlamento, a chi gli chiedeva se parlerà con Merkel del caso della capitana della Sea Watch Carola Rackete, ha risposto: «Quello della Sea Watch è stato un ricatto politico sulla pelle di 40 persone». «C’è un grande dibattito nel nostro Paese – ha continuato – c’è chi la considera un’eroina, e parla di disobbedienza civile e chi addirittura la insulta. Io non condivido nessuna delle due posizioni. Ci sono i giudici che valuteranno le sue responsabilità». Per il premier, Carola Rackete e la Sea Watch avrebbero potuto scegliere di mettere la prua verso i porti di altri Paesi che non hanno una legislazione così stringente in materia di immigrazione come quella prevista dal decreto Sicurezza bis. Optare per Lampedusa, costringendo i migranti a rimanere in mare per giorni, sarebbe stato – a suo dire – soltanto una scelta politica di sfida all’Italia. A proposito di un possibile scambio con Angela Merkel, Conte ha chiarito che, se ci sarà la possibilità di parlare con la Cancelliera, coglierà «l’occasione per chiedere a che punto è la Germania con l’esecuzione della pena dei due manager della Von Thyssen che sono stati condannati in Italia dopo regolare processo che si è esaurito in tutti i gradi di giudizio».

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