Nomine Ue, Conte a Bruxelles. Si tratta sull’ipotesi Timmermans presidente della Commissione

Dopo il summite del G20 a Osaka il presidente del Consiglio ostenta ottimismo sulla procedura di infrazione nei confronti dell’Italia

È slittata alle 19.45 l’apertura formale del vertice straordinario Ue per la scelta dei candidati ai top job europei. Inizialmente previsto per le 18, l’avvio dei lavori è stato rimandato per dare tempo ai leader di avere incontri bilaterali nel tentativo di sbloccare l’impasse in cui è tornata la trattativa dopo lo stop giunto dai popolari, e non solo, alla candidatura di Frans Timmermans per la guida della Commissione europea.

Uno stop sul nome del socialista olandese sarebbe arrivato anche dalla Lega. Secondo fonti del Carroccio, Matteo Salvini tiene il punto. I nomi emersi finora nelle ipotesi circolate per i vertici Ue – è il ragionamento che viene ribadito nelle ore in cui a Bruxelles prosegue la trattativa – non sarebbero rispettosi degli equilibri emersi dal voto delle europee.

Il premier Conte, prima dell’avvio del vertice, avrebbe ascoltato telefonicamente sia Di Maio che Salvini. Al centro del colloquio le nomine Ue, ma anche la procedura di infrazione.

Da giorni Conte ripete appunto di non volere uno slittamento della decisione sulla procedura di infrazione per debito eccessivo a carico dell’italia. Voglio una decisione rapida da parte della Commissione, voglio chiudere subito, senza ulteriore indugio, anche domani, come avvenne a dicembre dice su alcuni quotidiani italiani nel giorno del Consiglio europeo.

Conte in mattinata era già a Bruxelles, dopo il summit del G20 a Osaka. Dove ha potuto parlare, insieme al ministro Tria, con i leader presenti e con l’attuale presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. E lì avrebbe raccolto segnali molto positivi.

La Commissione aveva chiesto al governo italiano di adottare impegni precisi per il 2020, oltre all’assestamento di bilancio promesso per il 2019 (di cui si discuterà nel consiglio dei Ministri di lunedì). I dati e gli impegni del governo italiano potrebbero dunque aver convinto la maggior parte degli Stati europei.

La decisione sull’avvio o meno della procedura nei confronti dell’Italia dovrebbe essere sul tavolo della riunione del collegio dei commissari il 2 luglio a Strasburgo, quando si riunirà per la prima volta il nuovo Parlamento.

La palla passerebbe poi ai governi, cui spetta decidere. E l’occasione sarà la riunione dell’Ecofin del 9 luglio: entro il fine settimana la Commissione intende verificare che gli Stati membri siano pronti a appoggiare la procedura nei confronti dell’Italia e non ci siano minoranze di blocco alla riunione dei ministri delle Finanze dei 28.

I nuovi commissari Ue: il nome dell’Italia

Dopo la rinuncia di Giancarlo Giorgetti, che ieri intervistato su Sky ha detto di «non essere interessato a fare il commissario europeo e probabilmente non sono adatto a farlo, non succederà», il nome più probabile è quello dell’attuale ministro degli Esteri Moavero Milanesi.

Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, in una immagine del 12 giugno 2019. ANSA/ANDREA LASORTE

Già capo di gabinetto e ministro nelle precedenti legislature, Enzo Moavero Milanesi conosce bene le dinamiche del parlamento europeo ed è un convinto europeista. Fortemente voluto nell’Esecutivo dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il suo nome non sembra scontentare nessuno dei due alleati di governo.

Nella riunione di questa sera a Bruxelles l’attesa è soprattutto per la scelta del nuovo presidente della Commissione europea: in pole position resta il laburista olandese Frans Timmermans, ma non è tramontata del tutto la candidatura della liberale danese Margrethe Vestager.

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