«Non c’è Di Maio? Me ne vado anch’io». Salvini via dal Cdm, e il M5S attacca su Benetton e Ilva

La riunione è durata meno di due ore. In concomitanza con l’inizio del Cdm, il capo politico M5S era in diretta su Facebook. Approvato un decreto contenente «misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica»

Doveva essere un Consiglio dei Ministri fondamentale, quello sull’assestamento di bilancio rimandato la scorsa settimana per provare a evitare la procedura di infrazione. E invece il capo politico M5S Luigi Di Maio non ha partecipato, mentre il segretario leghista Salvini ha lasciato Palazzo Chigi dopo meno di un’ora di riunione. «Non sapevo dell’assenza di Di Maio. Mi attacca su Autostrade e poi non viene al Cdm» ha detto il ministro dell’Interno all’Adnkronos.

Il riferimento è alla diretta Facebook fatta da Luigi Di Maio per rivendicare i risultati positivi certificati dall’Istat, proprio mentre iniziava il Cdm: «Il Pd se li sognava questi numeri sull’occupazione quando governava». Dati sottolineati anche dal presidente del Consiglio Conte, poco prima del Consiglio dei Ministri.

Ma i messaggi del capo politico M5S erano stati rivolti soprattutto agli alleati di governo della Lega: «Il silenzio della Lega sulle concessioni, dispiace, fa sentire ancora più protetti i Benetton. A me il partito dei Benetton non fa paura, questa volta vincono i cittadini non i Benetton. E non c’entra nulla il lavoro. A me dispiace che sulla revoca alle concessioni, ma anche sull’immunità penale Salvini dica che si perderanno posti di lavoro. Non si perderanno posti di lavoro, ci si può fidare di me. Sulla revoca della concessione ad Autostrade e sull’immunità penale a Taranto io non cambio idea».

Basta questo episodio per innalzare la tensione nel governo. Poco dopo l’uscita in auto di Matteo Salvini da Palazzo Chigi, una nota informale del Movimento 5 Stelle ha fatto sapere che l’assenza di Di Maio era stata comunicata una settimana fa. La concomitanza tra l’inizio del Cdm e la diretta Fb di Di Maio è sembrata però, secondo molti osservatori, un fatto singolare. Ma oltre allo scambio di battute – a distanza – tra i due vicepremier, bisogna osservare quanto deciso nella riunione di Palazzo Chigi pur in assenza di una conferenza stampa finale.

L’assestamento di bilancio

Tra gli obiettivi del Consiglio dei ministri odierno c’era l’assestamento di Bilancio, cioè il reperimento di risorse (tra maggiori entrate e tagli) ulteriori da destinare al risanamento dei conti pubblici più una relazione di accompagnamento per il parlamento.

È stato infatti approvato un decreto contenente «misure urgenti in materia di miglioramento dei saldi di finanza pubblica». Oltre al ministro dell’Economia Giovanni Tria, erano presenti numeri tecnici del Mef. Secondo le ultime indiscrezioni l’assestamento sarebbe superiore a 7 miliardi di euro, una parte dei quali deriva dai risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100 (per mancate domande).

La Lega però insiste nel volere accelerare sulla Flat Tax (che in realtà avrà due aliquote e non una unica). «Conte mi ha detto di essere d’accordo sull’iniziare con la flat tax» aveva detto il leader leghista Matteo Salvini. Ma per realizzare questa misura cara alla Lega serviranno – dice il ministro dell’Interno – circa 15 miliardi. Da trovare in quella che si preannuncia una manovra piuttosto complicata: difficile che sia davvero anticipata in estate, come ha proposto il Carroccio.

Sullo stato dei conti pubblici, era intervenuto anche il presidente della Repubblica Mattarella secondo cui «non c’è ragione per l’apertura della procedura di infrazione». Complice anche lo slittamento della riunione europea di domani su questo tema, il governo italiano sa di avere un po’ di tempo in più prima della decisione che verrà presa il 9 luglio, quando di riunirà l’Ecofin (il consiglio composto dai ministri dell’Economia dei 28 Paesi Ue).

Il presidente del Consiglio Conte, che fino a questa mattina era alla riunione del consiglio Europeo conclusosi con una fumata nera tornerà a Bruxelles domani per un nuovo vertice sulle nomine europee.

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