Conte sulle nomine Ue: «Italia contro accordo precostituito su Timmermans». E sui conti vertice rinviato

Dodici ore di colloqui e sette di incontri bilaterali non sono bastate a trovare un accordo

Non sono bastate 12 ore di colloqui e sette di incontri bilaterali per sciogliere l’intricato nodo delle nomine dei nuovi vertici Ue: Commissione europea, Parlamento, Consiglio, Alto Rappresentante e Banca centrale europea.

Il summit dei 28 è stato sospeso ieri alle 23 dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, che a notte fonda ha fatto ripartire un giro di bilaterali, ma è difficile che si arrivi a una soluzione in tempi brevi: secondo fonti diplomatiche interpellate dall’Ansa, si tratta di una trattativa molto complicata.

Uscito dai colloqui, il premier italiano Giuseppe Conte ha ribadito la contrarietà dell’Italia: «Oltre che di altri dieci Paese al “pacchetto Osaka”», quell’insieme di accordi raggiunti durante il G20 in Giappone tra Angela Merkel, Emmanuel Macron, l’olandese Marc Rutte e lo spagnolo Pedro Sanchez: «Un pacchetto che l’Italia non può accettare – ha ribadito Conte – perché precostituito altrove e con regole diverse dal nostro mandato».

Nessuna opposizione «personale» da parte dell’Italia all’olandese Frans Timmermans: «Persona di grande valore – ha aggiunto Conte – ed esperienza. Ma se viene proposto con questo metodo, sono costretto a oppormi». Conte non si è sbilanciato su altri nomi di possibili candidati: «La situazione è fluida».

Il nodo Timmermans

Per ora il più quotato per succedere a Jean Claude Juncker alla presidenza della Commissione europea resta comunque il socialista Timmermans, sul cui nome era stato raggiunto l’accordo in Giappone tra i leader dei principali partiti nel Parlamento europeo.

In una conferenza stampa improvvisata dopo il vertice notturno, il premier Conte ha detto che su Timmermans non c’è un consenso unanime, ma che non si sta già lavorando ad altre alternative. La trattativa – ha detto – potrebbe essere rinviata.

I Paesi contrari alla nomina di Timmermans, secondo le indiscrezioni, sarebbero in tutto 11. Per bloccare la nomina ne basterebbero 8. La candidatura di Timmermans sarebbe stata accolta con grande freddezza dai popolari di diversi Paesi ed è osteggiata dall’Italia e dal gruppo sovranista di Visegrad.

A ribadire la posizione dell’Italia è arrivato anche Maurizio Gasparri di Forza Italia, per cui la scelta di un socialista tradirebbe il mandato degli elettori: «Ha fatto benissimo Antonio Tajani a dire no alla candidatura di Timmermans. Designare un socialista, esponente di uno schieramento ultrasconfitto alle elezioni è un’offesa ai popoli europei».

La nomina di Timmermans in Commissione potrebbe sbloccare quella del popolare tedesco Manfred Weber alla presidenza del Parlamento europeo. Ma gli stessi popolari non vedono di buon occhio la nomina di un socialista alla Commissione.

Il motivo lo ha spiegato il commissario europeo ed esponente della Cdu di Angela Merkel, Guenter Oettinger, con un tweet: «Posso capire le riserve su Timmermans – ha scritto – perché le elezioni sono state vinte dai cristiano democratici».

Un’altra soluzione possibile di cui si sta parlando è di dividere il mondato per il Parlamento: due anni e mezzo per il popolare Manfred Weber e gli altri due e mezzo per il liberale Guy Verhovstadt.

La nomina alla Bce

Il nome di Christine Lagarde, l’attuale direttore del Fondo Monetario Internazionale, è tra i più quotati tra i possibili candidati per succedere a Mario Draghi come presidente della Banca centrale europea.

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