Scandalo Università, si dimette il rettore Francesco Basile: «Decisione sofferta»

Accertati 27 concorsi truccati durante l’operazione «Università Bandita» della Digos. Si dimette il rettore di Catania

Associazione a delinquere, corruzione, turbativa d’asta e altro ancora. Questi sono i reati contestati a seguito delle indagini della Polizia di Stato di Catania nei confronti di alcuni membri di spicco dell’ateneo siciliano a seguito di presunti concorsi truccati. Tra questi anche il rettore dell’Università di Catania Francesco Basile che, in una lettera inviata questa mattina al ministro dell’Istruzione Bussetti, ha rassegnato le proprie dimissioni.

Le dimissioni del rettore

Una decisione che definisce «sofferta» ma che viene assunta per «la tutela dell’istituzione, dei docenti, dei dirigenti e del personale universitario che sento a me particolarmente vicini in questo momento e per garantire agli studenti serenità nel loro percorso di studio».

Il prof. Francesco Basile, eletto nel 2017 Rettore dell’Università di Catania

Sospesi rettore e 9 docenti

Coinvolti nella vicenda il Rettore dell’Università di Catania e nove docenti con posizioni apicali all’interno dei dipartimenti, per i quali si stanno eseguendo le misure interdittive della sospensione dall’esercizio dai pubblici uffici.

L’operazione dei poliziotti della Digos, denominata «Università Bandita», ha permesso di individuare 27 presunti concorsi truccati di cui 17 per professori ordinari, 4 per professori associati e 6 per ricercatori. Coinvolti non solo il Rettore e i docenti dell’ateneo siciliano ma anche 40 professori delle università, oltre a quella di Catania, di Bologna, Cagliari, Catanzaro, Chieti-Pescara, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Padova, Roma, Trieste, Venezia e Verona.

Indagata anche una docente di Cagliari

Tra gli indagati c’è anche una docente dell’Università di Cagliari: si tratta di Maura Monduzzi, professoressa ordinaria di Chimica Fisica della facoltà di Scienze, Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche. Secondo le accuse, la professoressa – accusata di abuso d’ufficio – avrebbe fatto parte della commissione di un concorso, tenutosi a Catania il 25 novembre del 2017 e sfociato in una serie di denunce da parte dei partecipanti per presunte irregolarità.

Tutti i nomi

Sono sospesi dal servizio Francesco Basile, rettore dell’Università di Catania; Giacomo Pignataro, ex rettore dell’Università di Catania; Giancarlo Magnano San Lio, prorettore dell’Università di Catania; Giuseppe Barone, ex direttore del Dipartimento di scienze politiche e sociali dell’Università di Catania; Michela Maria Bernadetta Cavallaro, direttore del Dipartimento di economia dell’università di Catania; Filippo Drago, direttore del Dipartimento di scienze biomediche e biotecnologiche dell’Università di Catania; Giovanni Gallo, direttore del dipartimento di matematica e informatica dell’Università di Catania; Giovanni Carmelo Monaco, direttore del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’Università di Catania; Roberto Pennisi, direttore del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania e Giuseppe Sessa, presidente del coordinamento della facoltà di Medicina dell’Università di Catania.

Di cosa sono accusati

L’accusa è di associazione a delinquere nonché, a vario titolo, di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per l’esercizio della funzione, induzione indebita a dare o promette utilità, falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, abuso d’ufficio e truffa aggravata.

Le indagini

Le indagini sono state eseguite dalla Digos nell’arco temporale che va da giugno 2016 a marzo 2018: stando alle prime risultanze investigative, sarebbero stati alterati i bandi di concorso per il conferimento di assegni, borse e dottorati di ricerca ma anche per l’assunzione del personale tecnico-amministrativo, per la composizione degli organi statuari dell’ateneo e per l’assunzione e la progressione in carriera dei professori.

I membri delle commissioni d’esame, provenienti da altri atenei italiani, inoltre, sarebbero stati conniventi: non avrebbero mai interferito sulla scelta del futuro vincitore compiuta preventivamente. Sarebbe stato preferito il candidato interno che risultava prevalere anche nei casi in cui non fosse meritevole: i bandi, dunque, sarebbero stati costruiti «intorno al vincitore» stesso.

27 concorsi truccati, 40 indagati

40 gli indagati, 27 i presunti concorsi truccati. Chi osava violare questo “codice” sarebbe andato incontro a ritardi nelle progressione in carriera o a esclusioni da ogni valutazione oggettiva del proprio curriculum scientifico, come dimostrano alcune intercettazioni.

Ai sodali – spiega ancora la Procura di Catania – sarebbe stato chiesto di non parlare telefonicamente effettuando persino delle preventive bonifiche degli uffici pubblici per ridurre il rischio di indagini e accertamenti (all’indomani dalla sua elezione, il Rettore dell’Università di Catania avrebbe chiesto al suo predecessore se l’ufficio fosse stato «bonificato», ndr).

Modalità procedurale «para mafiosa»

Una modalità procedurale definita «para mafiosa» con tanto di ricatti e concorsi «già decisi» a tavolino. A vincere, quindi, erano sempre gli stessi: «pochi» o «figli dei figli» escludendo, di fatto, chi non conosceva nessuno all’interno dell’ateneo o non intendeva sottostare al loro modus operandi. «L’università nasce su una base cittadina ristretta, una specie di élite culturale della città perché fino ad adesso sono sempre quelle famiglie», questo il pensiero del rettore Basile, intercettato dalla Procura di Catania.

Tra gli indagati anche alcuni vincitori di concorsi che avrebbero sollecitato il capo del dipartimento compente affinché assumesse «condotte ritorsive» verso chi non voleva sottostare alle loro regole. Accertato, infine, lo scambio di favori tra atenei: su questo punto il procuratore Carmelo Zuccaro ha preferito non sbilanciarsi.

Le intercettazioni

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