Addio a Francesco Saverio Borrelli, il capo del pool Mani Pulite di Milano

Francesco Saverio Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile 1930 ed è morto all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove era ricoverato da un circa un paio di settimane. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti

È morto a Milano Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool Mani Pulite ai tempi in cui era procuratore della Repubblica ed ex procuratore generale di Milano. Protagonista di un capitolo della storia d’Italia, per 47 anni ha indossato la toga, Borrelli si è spento in ospedale a 89 anni.

Francesco Saverio Borrelli era nato a Napoli il 12 aprile 1930 ed è morto all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano dove era ricoverato da un circa un paio di settimane. Lascia la moglie Maria Laura, i figli Andrea e Federica e quattro nipoti.

È diventato noto con Mani Pulite, la maxi-inchiesta che ha coordinato con il vice Gerardo D’Ambrosio, collega e amico scomparso il 30 marzo 2014 e con il quale, peraltro, si è talvolta trovato in disaccordo sui temi di politica giudiziaria. Dal 1999 al 2002 come Procuratore Generale ha difeso con fermezza il principio costituzionale della indipendenza della magistratura.

La dedica della figlia

«Non ha mai smesso di trasmettere tutto ciò che per te valeva la pena trasmettere. Nel mio momento più buio ci sei stato». È un passaggio di una breve commiato dedicato al padre da Federica, figlia di Francesco Saverio Borrelli, il magistrato morto oggi a Milano.

Con la lettera, apparsa sul profilo Facebook l’8 luglio scorso, uno degli ultimi giorni di vita del padre, Federica parla dei suoi «mille ricordi» e di «quanto vissuto con te»: racconta di quando lei bambina sedeva sulla canna della «tua bicicletta azzurra» con le mani strette al manubrio «come mi dicevi tu, per non cadere e non sbilanciarci». E poi i giorni dell’asilo, le «prime versioni di latino tradotte insieme» con «il tuo aiuto magico per il maledetto Isocrate e per i filosofi greci» e il periodo dell’Università. Le «gite sui monti della nostra Courmayeur, i litigi, le sgridate, l’ultima pochi giorni
prima del matrimonio».

E poi ricorda ancora Federica i momenti in cui il padre le è stato al fianco «amorevole», quando nacque la sua primogenita e quando ebbe un problema di salute. «Mi manca il tuo arguto senso critico – si legge in chiusura -, che si parlasse di filosofia, letteratura, musica, storia e arte. Mi manca il suono del tuo pianoforte che giace orfano del tuo talento, come orfani siamo noi. Papà vorrei averti potuto e saputo dare tutto quello
che mi hai dato, per sempre».

Camera ardente in Tribunale

«Spero di poter organizzare lunedì la camera ardente a Milano. lunedì la camera ardente in Tribunale a Milano», dice il procuratore capo di Milano Francesco Greco, che fece parte del pool ‘mani pulite’, alla notizia della morte di Francesco Saverio Borrelli.

«Sono molto addolorato per la notizia. Francesco era un uomo raro, molto raro». Così l’ex pm Gherardo Colombo, che ha fatto parte del pool di Mani Pulite, ha ricordato, raggiunto al telefono dall’ANSA, il magistrato Francesco Saverio Borrelli scomparso all’età di 89 anni. «Abbiamo lavorato insieme molti anni, di più non mi sento di dire adesso», ha concluso.

«Un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese», dice ancora Francesco Greco.

Le reazioni

«Mi piace ricordarlo con parole che spesso mi aiutano ad andare avanti: ‘Resistere, resistere, resistere’. Francesco Saverio Borrelli: quando la giustizia è capacità di non piegarsi al potere politico!», scrive su Twitter il presidente della commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra.

Francesco Saverio Borrelli «ha saputo dare risposte concrete al bisogno di giustizia e onestà in uno dei momenti più difficili del nostro Paese», twitta il
sindaco di Milano, Giuseppe Sala. «La sua azione e il suo impegno resteranno per sempre un esempio che Milano, sua città adottiva, non
dimenticherà».

L’ormai celebre «resistere, resistere, resistere» di Francesco Saverio Borrelli fu indirizzato «a tutti gli italiani, contro il degrado in cui rischiava di finire il Paese, e non solo ai magistrati», spiega all’Ansa Armando Spataro, ex procuratore aggiunto a Milano e con anni trascorsi nella Procura che fu guidata da Borrelli, oltre che ex procuratore di Torino. Borrelli, ha aggiunto, insegnò ai pm «a ragionare come i giudici, attenti alle sentenze e non alle prime pagine».

Mani Pulite

«Ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato». Così Bobo Craxi, figlio di Bettino, l’ex premier socialista morto nel 2000, parla dell’ex procuratore della Repubblica di Milano negli anni di Mani Pulite. È Borrelli, infatti, a inviare al leader socialista Bettino Craxi il primo avviso di garanzia.

Secondo il figlio Bobo, contattato dall’Ansa, Borrelli «è stato protagonista della storia di questo Paese e ha saputo negli ultimi anni esprimere un secco revisionismo su quell’azione che ebbe risvolti politici a tutti noti. Seppe fare un’analisi obiettiva». Tornando agli anni di Mani Pulite, Bobo Craxi ha affermato che quei magistrati «svolsero un’azione politica che loro stessi consideravano rivoluzionaria e i presupposti rivoluzionari non hanno il problema di dover applicare i manuali».

Bettino Craxi in una immagine di archivio. ANSA

«Parce sepulto», «perdono al defunto» è la prima espressione con cui Paolo Pillitteri, sindaco socialista di Milano nel periodo di Mani Pulite, ha commentato con l’ANSA la notizia della morte dell’ex procuratore Francesco
Saverio Borrelli. «È un commento che dice molto e non è liquidatorio né riassuntivo. È un pensiero di rispetto per i morti», dice Pillitteri, che fu indagato e condannato nell’inchiesta.

Per Pillitteri bisogna distinguere fra «il Borrelli prima e dopo» cioè fra prima di Mani pulite e quello dell’inchiesta «che lui ha guidato», ma anche con il «Borrelli di qualche anno fa, che ha mostrato una forma di pentimento, di riflessione. Non mi sembrava entusiasta di quanto è successo dopo. Si sarà chiesto se ne è valsa la pena e forse si sarà detto no».

«Io avevo un buon rapporto con lui, istituzionale con rispetto reciproco, dato che ero sindaco. E un aspetto del Borrelli giudice era un certo distacco, pur restando attento, a differenza dei suoi magistrati e questo è qualcosa che lo fa ricordare in maniera professionale».

In copertina Francesco Saverio Borrelli. ANSA/Matteo Bazzi

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