Chi era Francesco Saverio Borrelli, dalla tempesta di Mani Pulite all’appello a “resistere, resistere, resistere”

Il magistrato ex capo del pool di Mani Pulite si è spento a Milano dopo una lunga malattia all’età di 89 anni

Dopo una lunga malattia, all’età di 89 anni, è morto a Milano il magistrato Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool di Mani Pulite. Figlio e nipote di magistrati, era nato a Napoli il 12 aprile 1930. Si laureò dottore in legge nel 1952 a Firenze: «Quando avevo tre anni – raccontava – sognavo già di fare il magistrato. Da bambino non potevo fare chiasso perché papà scriveva le sentenze. A quel tempo il lavoro di magistrato, specie se civilista, si svolgeva a casa. Forse da allora mi venne la passione per le sentenze. Anche per la tesi di laurea, incoraggiato da Piero Calamandrei (fondatore del Partito d’Azione, ndr), scelsi come tema ‘Sentimento e sentenza’».

Borrelli entrò in magistratura come giudice civile a Milano, dopo aver vinto il concorso del 1955. Durante la sua lunga e prolifica carriera, ricoprì diverse cariche prima di diventare Procuratore capo del Tribunale di Milano nel 1988: pretore, giudice del tribunale civile, presidente di sezione del tribunale penale, giudice di corte d’Appello, Presidente di corte d’Assise e, sino al novembre 1983, Procuratore aggiunto della Repubblica. 

Borrelli e Tangentopoli: la fine della Prima Repubblica

Ma la carriera di Borrelli – e la sua notorietà – si consacrò il 18 febbraio 1992 quando, dopo l’arresto del presidente del Pio Albergo Trivuzio ed esponente di spicco del Psi Mario Chiesa, il magistrato diede il via al ciclo di indagini di Mani Pulite, l’inchiesta sui rapporti fraudolenti tra politica e imprenditoria.

Borrelli mise insieme – assieme al collega vice Gerardo D’Ambrosio – la squadra di magistrati che segnò la fine della Prima Repubblica, coinvolgendo l’intera classe politica italiana, dal Psi di Bettino Craxi alla Dc di Arnaldo Forlani. Durante lo scandalo di Tangentopoli, il nome di Borrelli veniva scandito dalle folle all’esterno dell’hotel Raphael, mentre la folla lanciava le monetine contro Bettino Craxi, all’urlo di «Borrelli facci sognare». 

Tra i magistrati del pool, scelti da Borrelli, c’erano Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Francesco Greco. Borrelli fu il magistrato che inviò a Bettino Craxi il primo avviso di garanzia, ma non solo.

Da sinistra: Francesco Greco, Francesco Saverio Borrelli, Gherardo Colombo e Ilda Bocassini durante una conferenza stampa del pool ”mani pulite ” in una foto d’archivio del 1995. ANSA / DANIEL DAL ZENNARO

Borrelli e «gli scheletri nell’armadio» dei Berlusconi

Nel marzo 1993, a ridosso delle elezioni che avrebbero portato per la prima volta Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio, Borrelli dichiarò: «Chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte. Tiratevi da parte prima che arriviamo noi. Quelli che si vogliono candidare, si guardino dentro». 

A un mese da queste dichiarazioni ottenne l’arresto di Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, e fece scattare le ordinanze di custodia cautelare per sei manager della società controllata da Berlusconi, la Publitalia. Nel 1994, nell’ambito del processo di Tangentopoli, inviò al neo presidente del consiglio Silvio Berlusconi un invito a comparire in aula, il tutto mentre Berlusconi si trovava a Napoli per presiedere un vertice internazionale sulla criminalità. 

Borrelli e la resistenza della magistratura

Nel 1999, per Borrelli ottenne la nomina Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano, portando così a conclusione la stagione di Tangentopoli. Pochi mesi prima di abbandonare l’incarico e di andare in pensione, nel gennaio 2002, Borrelli, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel suo appassionato discorso, difese con forza l’indipendenza della magistratura italiana.

«Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale – disse Borrelli –  al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo estremo baluardo della questione morale è dovere della collettività ‘resistere, resistere, resistere’ come su un’irrinunciabile linea del Piave». 

La fine della carriera, tra sport e musica

Francesco Saverio Borrelli, nel maggio 2006, dopo che il calcio italiano venne travolto dallo scandalo di Calciopoli, venne nominato capo dell’ufficio indagini della Figc dal commissario straordinario Guido Rossi. Dopo un anno di indagini, abbandonò l’incarico nel giugno 2007. 

Appassionato di arte, letteratura, storia, sport e musica, Borrelli amava suonava il pianoforte ed è stato attento estimatore sia degli autori classici (in particolare di Wagner), sia dei contemporanei. Nel suo ultimo incarico, Borrelli venne nominato presidente del Conservatorio di Milano nel 2007, «non per passatempo, ma da appassionato».

Incarico che però gli venne revocato bruscamente: «Il regalo per i miei ottant’anni», commentò amaramente il magistrato, prima di ritirarsi definitivamente a vita privata. In una delle ultime interviste Francesco Saverio Borrelli diceva di sé: «Sono un mediocre pianista, un pessimo cavaliere, un pessimo alpinista, un dilettante di professione, ma mi piacciono tante cose che non faccio in tempo ad essere professionista in tutto». Nel 2012 il magistrato venne insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica.

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