L’Oms contro le sigarette elettroniche, Salvini le difende. Un caso? Il finanziamento alla Lega e il condono

Il vicepremier ha evocato il complotto con un post sui social: i rapporti fra la Lega e le aziende del settore sono noti da tempo (e del tutto legali)

Salvini e il fumo. Sembra un argomento leggero da ironia social. Come nel caso di chi ironizza sul numero delle volte in cui il vicepremier leghista ha annunciato di voler smettere di fumare. Ma il tema in realtà è decisamente serio. E a farlo tornare d’attualità è lo stesso ministro degli Interni con un post diffuso sui suoi profili social.

Salvini contro l’Oms

Scrive Salvini, commentando il giudizio dell’Oms sulla pericolosità della sigaretta elettronica per la salute: «Mah…Ci sarà mica dietro lo zampino di qualche lobby o di qualche multinazionale miliardaria…che dite? ;-)».

Insomma Salvini sembra schierarsi in modo netto e combattivo anche nella battaglia fra le bionde e la loro versione tecnologica, parteggiando decisamente per le ultime. Ma si tratta di una posizione dettata soltanto da ragioni ideali?

Salvini è così convinto dei vantaggi per la salute dello “svapare” piuttosto che del fumare sigarette tradizionali al punto da sconfessare uno studio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e insinuare dubbi sulla genuinità del suo giudizio?

Il finanziamento di Vaporart alla Lega

Qualche dubbio insorge se si ricordano i rapporti intercorsi fra la Lega e alcune associazioni del settore del fumo elettronico, una in particolare. Per la campagna elettorale delle ultime politiche la Lega ricevette 75.000 euro di contributo dalla Vaporart, uno dei principali operatori che producono il liquido per le sigarette elettroniche. Ovviamente di illecito in sé, tutto dichiarato e verificabile.

Il condono

Se non che la Lega si è fatta promotrice, lo scorso novembre, all’interno dell’ultima manovra, di un emendamento, poi approvato, che concedeva un condono di 180 milioni di euro per i produttori e distributori di liquidi per e-cigarette contenenti nicotina che avevano un debito con il fisco.

Le aziende, tra cui Vaporart, hanno avuto così la possibilità di estinguere saldare il dovuto all’erario versando il 5% di quanto non versato, senza interessi o sanzioni.

Salvini paladino delle sigarette elettroniche

A rivelare la notizia del finanziamento alla Lega e dell’emendamento che a molti era sembrato un favore alle aziende del comparto, era stato il quotidiano La Stampa. In un articolo del 23 novembre scrivevano gli autori Gianluca Paolucci e Michele Sasso: «a confermare il versamento alla Lega è Gianluca Giorgetti, che con il fratello Stefano controlla Vaporart».

Gli stessi fratelli Giorgetto raccontano di aver incontrato in diverse occasioni Matteo Salvini in riunioni private nella sede milanese della Lega a Via Bellerio. Spiegava a La stampa Gianluca Giorgetti. Salvini «ha preso a cuore la nostra battaglia contro una tassa che nel resto d’Europa non c’è».

Il passaggio nel Contratto di governo

L’imprenditore faceva riferimento all’equiparazione della tassazione tra sigarette tradizionali ed elettroniche contenenti tabacco voluta dal governo Renzi nel 2014. Il leader della Lega nel 2014 partecipò allo Svapo Day che aveva indetto una raccolta di firme per abolire l’equiparazione fiscale. Un tema evidentemente caro alla Lega se fu proprio il Carroccio a voler inserire nel Contratto di governo un passaggio in cui ci si impegnava «a provvedere alla correzione dell’extra tassazione sulle sigarette elettroniche».

Il passaggio del Contratto di governo in cui si allude all’abolizione della parificazione fiscale fra la sigaretta elettronica e quella tradizionale

L’emendamento leghista era quindi in linea, almeno ideale, con quella premessa messa nera su bianco e sottoscritta anche dal Movimento 5 Stelle: condonando le tasse non versate, si riconosceva ingiusta l’equiparazione e quindi, in sostanza, si attribuiva alla sigaretta elettronica un minore impatto sulla salute rispetto al fumo di tabacco.

Ora Salvini alza il tiro accusando l’Oms, che esprime una posizione opposta, di farlo in conseguenza dell’azione di lobbyng delle multinazionali delle bionde. Quel finanziamento di 75mila euro da parte di Vaporart, che per Agi sarebbe di 100mila, però, se non si configura come reato, a un’attività di lobbyng assomiglia molto.

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