Brexit, la corte scozzese gela gli oppositori di Johnson: resta chiusura delle Camere, per ora

La corte scozzese potrebbe ancora bloccare la sospensione, ma non prima di mercoledì prossimo. Ma nel frattempo anche un ex premier conservatore si affida ai tribunali per bloccare la prorogation

Il primo tentativo di bloccare la sospensione del parlamento voluta dal premier britannico Boris Johnson e confermata dalla Regina – che durerà cinque settimane a partire dall’inizio di settembre fino al 14 ottobre, a poco più di due settimane dalla Brexit – è stato respinto da un giudice della Corte suprema civile scozzese.

A chiederla era un gruppo bipartisan di parlamentari, 75 in tutto, tra cui anche il nuovo leader dei liberal democratici Jo Swinson e la deputata dello Scottish National Party, Joanna Cherry.

Il tribunale era stato chiamato a giudicare la loro richiesta per un “interim interdict“, una sorta di procedura di ingiunzione volta a bloccare la sospensione del parlamento finché le corti non si fossero espresse in merito alla legittimità della mossa di Boris Johnson.

Il giudice ha respinto la richiesta, sostenendo che ci sia ancora sufficiente tempo per arrivare a una sentenza in merito, prima che scatti la sospensione, prevista a partire da venerdì prossimo. Il giudice ha quindi anticipato l’udienza, in cui sentirà entrambe le parti, a martedì prossimo.

John Major contro Johnson

La richiesta presentata alla corte scozzese non è l’unico tentativo di bloccare la prorogation nei tribunali. Lo storico premier conservatore, Sir John Major, ha deciso di sostenere Gina Miller – imprenditrice e attivista britannica – nel fare causa al Governo per la decisione. In questo caso la corte dovrebbe esprimersi giovedì prossimo, il 5 settembre.

Nel frattempo il premier Boris Johnson ha dichiarato di voler accelerare il ritmo dei colloqui con l’Unione europea per negoziare un nuovo accordo prima della scadenza del 31 ottobre, scongiurando così una Brexit senza accordo, ipotesi da lui più volte paventata.  

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