Quello tra M5s e Lega è stato il governo dei no? Non proprio: i dati che smontano la tesi del complotto di Salvini

Il direttore di “Pagella Politica” Giovanni Zagni spiega perché parlare di un governo bloccato non rende giustizia al lavoro fatto dall’esecutivo giallo-verde

Complotto. Prima quello all’italiana, fra Pd e M5s per costringere la Lega a staccarsi da governo e cominciare così a governare insieme. Poi quello all’europea, in cui l’asse franco tedesco si adoperava per togliere la Lega dall’esecutivo per sostituirla con qualche partito più docile.

Da Giuseppe Conte il 20 agosto è salito al Quirinale per rassegnare le dimissioni, Matteo Salvini ha cominciato a costruire una narrazione della crisi di governo che andava verso una sola lettura. Non è stato il frutto di un suo azzardo politico ma un disegno ordito da qualcunaltro per eliminarlo.

La prova di questo complotto, secondo il leader della Lega, sarebbe stato il «Governo dei No», un esecutivo fermo da mesi che impediva all’Italia di andare avanti. Questo blocco, questa lentezza, avrebbero reso necessaria la rottura e il distacco, con l’obiettivo di chiedere subito nuove elezioni.

Il contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle

Verificare le affermazioni di Salvini non è così difficile. L’esecutivo giallo-verde, o giallo-blu come avrebbe voluto Luca Morisi, è nato per portare a termine un programma ben preciso: il contratto di governo.

In questo documento di 58 pagine erano già raccolti tutti i temi che sarebbero diventati protagonisti della scorsa stagione politica: immigrazione, reddito di cittadinanza, sicurezza e superamento della legge Fornero.

Compito di Conte e del governo da lui guidato sarebbe stato semplicemente portare a termine i punti già decisi insieme e capire come affrontare i temi, come la Tav, in cui ancora i due alleati non erano riusciti a trovare una sintesi tra le loro posizioni.

Traccia il contratto, alla prova dei fatti

Un programma così chiaro può essere anche facilmente verificabile. Per questo il sito di factchecking Pagella Politica ha deciso di creare uno strumento per seguire tutte le sue evoluzioni. Traccia il contratto è un pannello in cui tutte le pagine del contratto di governo sono state divise in 317 promesse. Ognuna assegnata a una delle quattro categorie definite: mantenute, mantenute in parte, non mantenute e compromesse.

Nei suoi 445 giorni di vita, il primo governo Conte ha mantenuto 42 promesse, ne ha portate avanti in parte 103, non ne ha mantenute 162 e ha segnato 10 compromessi. In percentuale quindi questro contratto è stato realizzato pienamente per il 13%, mentre un altro 32% era sulla buona strada per essere chiuso. Tutto questo nel suo primo quinto di vita.

Abbastanza per parlare di un «Governo dei No»? Abbiamo chiesto a uno dei fondatori di questo progetto di tracciamento: Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica.

È la prima volta che avete deciso di monitorare un programma in maniera così analitica?

«Sì, è la prima volta che monitoriamo un programma in maniera così puntuale. Avevamo già fatto una cosa simile con il programma dell’Unione, ma era un programma di oltre 500 pagine. Non penso l’abbia mai letto nessuno. Se guardiamo gli ultimi governi nessuno è nato con un programma che mettesse nero su bianco quello che sarebbe stato fatto».

Da quando avete cominciato il tracciamento?

«Noi abbiamo cominciato a guardare seriamente cosa avevano fatto su ciascuna promessa retroattivamente a partire dall’estate, quindi praticamente subito».

Come avete fatto a creare tutte le distinzioni fra le diverse categorie?

«Abbiamo cercato di ispirarci ad altri modelli già costruiti all’estero. Strumenti del genere sono stati fatti per la presidenza di Obama o per il governo in Iran. Noi abbiamo cercato di mantenere basso il numero di categorie: mantenute o non mantenute, e poi compromessi. Se invece era stato fatto anche solo un passo avanti segnavamo come in corso».

Cosa è mancato fra i punti principali?

«Io ne citerei due: il primo è la Flat Tax, rivoluzione radicale del sistema contributivo italiano che non si è visto. E poi tutto quello che era stato detto con l’Europa: ribaltiamo i trattati, rivoltiamo l’Europa come un taschino. Di questo niente è stato fatto».

Negli ultimi mesi c’è stato un rallentamento nell’attuazione del programma?

«Molte delle cose promesse sono state portate a casa con la legge di bilancio e i successivi decreti della fine dello scorso anno. Negli ultimi tre mesi invece si è fatto poco o nulla».

È giusto parlare «Governo dei No»?

«No, secondo me no. Diverse cose sono state fatte. L’altro grande non detto è che era già messo nero su bianco che su certe cose, come la Tav, non era stato fatto un compromesso definitivo. Erano germi di contraddizioni che sarebbero esplose dopo la formazione del governo. Infatti si è litigato su questo».

Passiamo a un punto di vista più mediatico. Perchè Salvini riesce a puntare su questa narrazione anche se è distaccata dai fatti?

«La lettura che ha deciso di dare a questa crisi mi sembra non prenda in considerazione un enorme dato di realtà: la crisi è partita da lui. Ad agosto Salvini si sentiva onnipotente e ha deciso di staccare la spina. Se uno vuole giustificarsela a posteriori, un leader non può dire “Sai, ho fatto una scommessa e ho perso tutto”. Dopo un’ammissione del genere, smetti di fare politica».

Farete lo stesso lavoro anche per questo governo giallo-rosso?

«Speriamo che mettano tutto per iscritto, così lo facciamo. Se ci fosse un bel contratto tra i due, volentieri».

Foto in copertina: Pagella Politica | Il pannello di controllo per verificare cosa è stato realizzato dallo scorso governo

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