Chi saranno gli elettori di Renzi, Pregliasco (Youtrend): «Perché diventerà solo un perfetto centrista»

Il sondaggista: «In un sistema proporzionale, la sua percentuale sarebbe determinante, difficile vada oltre il 5%»

Non c’è salvezza fuori dalla Chiesa, ha scritto Matteo Orfini a poche ore dall’annuncio di Matteo Renzi sulla “scissione” dal Partito Democratico. È forse troppo presto per valutare obiettivamente se il destino dell’ex leader sia da paragonare agli eretici del 250 dC: non ci sono nomi – né del partito, né dei suoi componenti definitivi -, e non c’è un programma compiuto. Probabilmente, come sottolinea il fondatore di YouTrend e Agenzia Quorum Lorenzo Pregliasco, molti elettori non sanno nemmeno che sia avvenuta la separazione.

Ma Renzi non è un personaggio nuovo della scena politica. Non è un outsider o un tecnico spuntato fuori per rimescolare le carte in tavola al Parlamento. Sebbene siano ancora molti i dettagli da definire, una riflessione su quello che sarà il futuro della nuova «casa» renziana può già nascere.

Pregliasco ha commentato per Open gli obiettivi e le strategie dell’ex premier, senza dimenticare una questione centrale, che potrebbe rendere Renzi un «big problem» per il governo: la partita sulla legge elettorale.

Renzi ha fatto la scelta giusta?

«Diciamo che la correttezza delle scelte in politica va valutata sulla base degli obiettivi. Il suo obiettivo è rafforzare il governo creando un gruppo che potrebbe aggregare i parlamentari che oggi sono nel centrodestra? In questo caso potrebbe essere un’operazione giusta, se il suo obiettivo è consolidare il governo.

Dall’altra parte potremmo immaginare invece che il suo obiettivo sia quello opposto, cioè quello di frammentare e condizionare l’attività dell’esecutivo, rendendo ancora più dipendente il governo dalla componente renziana».

Possiamo già immaginare i suoi obiettivi?

«L’indizio c’è ed è legato alla partita della legge elettorale. È chiaro che una scissione per arrivare a un partito che probabilmente può pesare il 3, il 4 o un 5 percento, è una scissione che si sposa con un meccanismo proporzionale.

Se ci fosse – come molti pensano – un’evoluzione in quel senso, è chiaro che un partito di queste dimensioni, politicamente di centro, potrebbe risultare determinante per formare future maggioranze. Diciamo che questo indizio fa pensare che a breve o meno breve, lui la immagini come un’operazione che lo può rendere determinante in un assetto proporzionale».

È d’accordo con chi ritene che il “partito” di Renzi non andrebbe oltre il 3 o 5%, dunque?

«Credo che sia molto difficile stimare l’appeal di soggetti nati così poco tempo fa. Molti elettori non hanno la minima idea che questo sia avvenuto. Considerando il livello di fiducia personale in Renzi che noi diamo al 15%, è realistico immaginarsi che possa valere tra il 3,4 o 5%. Chiaro questi numeri possono voler dire o contare pochissimo, se non si supera lo sbarramento, o al contrario contare molto».

Lui si propone di essere l’antisalvini, ma in qualche modo lo è già stato: è stato il nemico perfetto per far crescere i consensi del leader leghista. E’ la collocazione giusta?

«A me pare difficile che lui possa avere una funzione attrattiva sull’elettorato che vota o ha votato Lega. C’è sicuramente una parte di elettorato di centrodestra più moderato, che magari ha votato Salvini perché lo riconosceva come leader di centrodestra. Non ci dobbiamo dimenticare, però, che la figura di Renzi all’inizio aveva questo appeal nei settori del centrodestra, ma oggi tutti i dati ci dicono che non ha recuperato quel rapporto col Paese compromesso dall’esperienza di governo e dalla sconfitta al referendum costituzionale».

Secondo lei quali sono le parole d’ordine che userà per accrescere i consensi?

«Credo che il possibile posizionamento sarà “più liberale” in economia rispetto ai 5Stelle, quindi più vicino al centro destra. Più atlantista e europeista, invece, come posizionamento internazionale. Mi aspetto questo tipo di parole d’ordine, ma è pur vero che ora non sappiamo chi ci sarà dentro, come sarà né come si chiamerà».

A quali fasce elettorali deve puntare?

«Immagino che l’obiettivo sia recuperare una parte dell’elettorato renziano che gli aveva dato fiducia agli inizi della sua discesa in campo nazionale, nel 2014. Probabilmente punterà da un lato a una fascia mediana di età, e dall’altra su un pezzo di elettorato che è quello delle professioni, del lavoro autonomo, dei dipendenti più istruiti. Mi immagino un appeal di questo tipo, che è poi un classico dei centristi».

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