Elezioni Israele, testa a testa tra Netanyahu e Gantz. Rush finale: ipotesi “grande coalizione”

Il premier israeliano è di poco indietro rispetto allo sfidante. Ma nessuno dei due sembra poter contare su una maggioranza in parlamento

Una lotta fino all’ultimo voto tra il partito del premier uscente Benjamin Netanyahu e il partito Blu-Bianco di Benny Gantz. Con il 60% dei voti scrutinati in Israele, Gantz sarebbe tornato davanti a Netanyahu, dopo un sorpasso registrato nelle prime ore del mattino con circa il 30% dei voti scrutinati. Adesso le percentuali di voto sono 26,34% per Blu-Bianco, contro il 25,68% del Likud.

Non abbastanza dunque per avere una maggioranza in parlamento. Secondo il quotidiano Haaretz i due partiti avrebbero numeri pressoché pari al Knesset (il parlamento di Israele): 32 seggi a testa sui 120. Sia Gantz che Avigdor Lieberman, capo del partito nazionalista laico Israel Beitenu, hanno aperto alla possibilità di una grande coalizione per uscire dallo stallo a condizione però che non sia Netanyahu a guidare il nuovo esecutivo.

Exit poll

I primi exit poll, pubblicati da Canale 13 davano il partito Blu-Bianco di Gantz in testa alle elezioni israeliane con 33 seggi alla Knesset contro i 31 attribuiti al Likud del premier uscente Benyamin Netanyahu. L’altra emittente commerciale, Canale 12, attribuiva 34 seggi a Blu-Bianco, 33 al Likud. La tv pubblica dava, invece, in parità a 32 seggi i due partiti. La Lista unita araba ottiene un notevole successo con 11-13 seggi; ai laburisti di Amir Peretz attribuiti 5-6 seggi. La lista di estrema destra Otzmà Yehudit, infine, non riuscirebbe a entrare alla Knesset.

Sia gli exit poll, sia i primi voti scrutinati indicano che né il partito di Netanyahu, né quello di Gantz sarebbero in grado di comandare una maggioranza. In base agli exit poll di Canale 13, la coalizione di destra potrebbe contare su 54 seggi alla Knesset mentre quella di centro-sinistra, guidata da Blu-Bianco di Benny Gantz, avrebbe 58 seggi.

Numeri comunque insufficienti per raggiungere la soglia di 61 su 120. Israel Beitenu del nazionalista laico Avigdor Lieberman, dunque, si confermerebbe come forza politica decisiva, l’ago della bilancia per ogni coalizione, grazie ai suoi 8-10 seggi.

La percentuale di voto alle elezioni politiche del 17 settembre è stata del 69,4%, come reso noto dalla Commissione elettorale centrale. Si registra, dunque, un aumento dell’ 1,5% rispetto alle elezioni dell’aprile scorso.

Le prime reazioni

Blu-Bianco di Benny Gantz si è detto «cautamente ottimista» in base ai risultati degli exit poll restando comunque in attesa della conferma dei voti reali. Lo ha detto, citato dai media, un portavoce del partito di Gantz secondo cui occorre aspettare «e sperare che sia il momento del cambio, un momento che la nazione attende».

Sulle possibili alleanze per raggiungere una maggioranza, il portavoce ha sottolineato che «l’obiettivo è chiaro e nulla è cambiato: costruire un governo laico stabile di unità nazionale senza Netanyahu».

«Il Likud intende attendere la pubblicazione dei risultati definitivi delle elezioni. In ogni caso il leader del Likud resta Netanyahu e lui è l’unico candidato del nostro partito alla carica di primo ministro» ha detto il ministro degli esteri Israel Katz commentando le indiscrezioni relative a possibili lotte interne nel partito. «Quando i risultati saranno pubblicati, opereremo con i nostri alleati per formare un governo stabile a beneficio dello Stato di Israele» ha aggiunto.

Da parte sua il ministro della giustizia Amir Ohana, un altro dirigente del Likud, ha rilevato che «appare ragionevole l’opzione di un governo di unità nazionale con Blu-Bianco, con o senza il partito Israel Beitenu di Avigdor Lieberman». Un’altra ipotesi che il Likud sta esaminando in queste ore è quella di un possibile accordo con il partito laburista di Amir Peretz.

Per il laico nazionalista Avigdor Lieberman, leader del partito ago della bilancia tra destra e centro-sinistra, esiste solo un’opzione: «Un governo nazionale, liberale e allargato con Blu Bianco, Likud e Israel Beitenu».

«C’è una situazione di emergenza nella sicurezza e nell’economia e questo richiede subito un governo allargato. Noi saremmo contenti di farne parte ma altrimenti – ha dichiarato – non c’è problema».

Cosa è successo durante il voto

Nel rush finale, anche durante le operazioni di voto, Netanyahu ha concesso due interviste in radio violando, come denunciato da Haaretz, la legge elettorale israeliana. Facebook, poi, ha chiuso per alcune ore la funzione dei messaggi istantanei sulla pagina del premier a seguito della diffusione di sondaggi proibiti tre giorni prima del voto.

La riapertura della funzione è avvenuta dopo la promessa da parte del Likud che non sarebbero più stati diffusi sondaggi e che Netanyahu non avrebbe più rilasciato interviste.

Nell’infuocata giornata elettorale ci sono state anche alcune sezioni in cittadine arabe chiuse e poi riaperte per presunti brogli.

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