La “talpa” era analista Cia alla Casa Bianca. L’accusa: Trump provò a coprire la telefonata

Secondo la talpa la Casa Bianca ha tentato anche di bloccare i dati della telefonata tra Trump e il presidente ucraino

L’informatore che ha denunciato la telefonata tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelenski è un analista della Cia che ha prestato servizio presso la Casa Bianca. Lo riporta il New York Times, confermando le voci già circolate. Non si conosce però l’identità dell’agente che vive ora sotto protezione.

Nelle nove pagine rese note dall’House of intelligence, l’informatore conferma che Trump avrebbe usato il suo potere per spingere i leader stranieri a influenzare le elezioni presidenziali del 2020. Nel documento emerge tutta la preoccupazione di un gruppo di funzionari dell’amministrazione per un uso del potere spregiudicato da parte di Trump, per esempio quando al leader ucraino chiese ripetutamente di colpire il suo probabile avversario nelle elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre, Joe Biden.

Inoltre nella denuncia viene riportato: «Funzionari della Casa Bianca mi hanno detto di aver ricevuto indicazioni dai legali del presidente di rimuovere la trascrizione elettronica dal sistema computerizzato interno in cui trascrizioni simili sono solitamente conservate».

«Quei funzionati sono come delle spie, e le spie andrebbero punite per tradimento, come ai vecchi tempi» ha detto furioso il presidente Usa. Ma la ricostruzione dell’informatore fa venire alla luce un comportamento ancor più pesante. Resisi conto della gravità del colloquio tra Trump e Zelensky, gli uomini del presidente nei giorni successivi tentarono in tutti i modi di bloccarne i contenuti e di far sparire soprattutto la trascrizione parola per parola della telefonata.

Il documento è stato pubblicato su indicazione della House of intelligence il testo della lettera del whistleblower, rivelando così la telefonata tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La House of intelligence è l’organo di garanzia sull’azione dei servizi segreti di cui fanno parte quindici senatori americani.

Nel presentare la denuncia sulla telefonata tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky «la talpa ha agito in buona fede – ha commentato Joseph Maguire, capo degli 007 americani, alla commissione intelligence della Camera – senza alcuna motivazione politica, ha fatto la cosa giusta».

Così il capo degli 007 Usa, Joseph Maguire, ha dichiarato durante la sua testimonianza davanti alla commissione intelligence della Camera, spiegando che la ‘spiata’ dello 007 che oggi vive sotto protezione era motivata «serie preoccupazioni».

Stando al racconto del whistleblower questi sforzi «pongono rischi per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti» e rappresentano un grave abuso di potere. Tuttavia, la talpa ha specificato di «non essere stato testimone diretto di molti degli eventi descritti» della denuncia. Ma la Casa Bianca è corsa subito ai riparti sottolineando che il testo contiene informazioni di terza mano.

Il whistleblower scrive che Trump ha usato la sua chiamata con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per promuovere i suoi interessi personali: «Diversi funzionari della Casa Bianca con conoscenza diretta della chiamata mi hanno informato che, dopo un primo scambio di convenevoli, il Presidente ha usato il resto della chiamata per promuovere i suoi interessi personali», scrive.

Lo stesso Direttore della House of Intelligence, Adam Schiffer, ha riferito ai giornalisti che le prove fornite dall’informatore sono «molto credibili» e «profondamente disturbanti». Accuse che sono stante rimbalzate dai repubblicani: «Non ho visto niente che mi abbia turbato», ha detto Mike Conaway, membro rep del comitato della House of Intelligence.

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