Ukrainegate, cade la prima testa: si dimette l’inviato speciale Usa a Kiev

La Casa Bianca, inoltre, avrebbe anche limitato l’accesso alle telefonate del presidente americano Donald Trump con Vladimir Putin e con il principe saudita Muhammad bin Salman

Tra talpe, documenti desegretati, procedimenti di impeachment, il caso Usa-Ucraina, ormai ribattezzato Ukrainegate, sta assumendo sempre di più l’aspetto di una spy story. Una vicenda su cui Donald Trump ha cercato all’inizio di minimizzare, ma i cui contorni diventano sempre più ampi tanto da portare alle dimissioni l’inviato speciale degli Stati Uniti a Kiev. Quella di Kurt Volker è la prima testa che cade dopo lo scoppio dello scandalo. Lo riferisce la Cnn.

L’inviato ha rassegnato le dimissioni il giorno dopo la diffusione della denuncia della talpa che svelato l’esistenza della telefonata tra Trump e il presidente ucraino Vladimir Zelensky. Volker, citato nella denuncia, avrebbe messo in contatto l’avvocato personale del presidente Usa, Rudy Giuliani, con un alto collaboratore del leader ucraino per fare pressione su Zelensky affinché indagasse il figlio di Joe Biden.

Sempre secondo la Cnn, il presidente americano non avrebbe solo tentato di bloccare l’accesso alla telefonata con l’omologo ucraino, come dichiarato già dalla talpa, ma la Casa Bianca avrebbe anche limitato l’accesso alle telefonate del presidente americano Donald Trump con il leader russo Vladimir Putin e con il principe ereditario saudita Muhammad bin Salman.

Una notizia che arriva nello stesso giorno in cui la speaker della Camera Nancy Pelosi ha annunciato di voler accelerare sulla procedura di impeachment avviata contro Trump. La Camera ha infatti emesso un mandato che obbliga il segretario di Stato Mike Pompeo a fornire entro il 4 ottobre i documenti sul coinvolgimento degli Usa nella vicenda. L’avvocato del presidente, Rudy Giuliani, ha già messo in chiaro che non testimonierà al Congresso nell’indagine sull’impeachment senza «il consenso di Trump».

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