Trump, lo scandalo Ucraina si complica. I nuovi sospetti: pressioni Usa sull’Australia

I fronti aperti al momento sono due: l’anonimato del whistleblower che ha rivelato le prime informazioni sulla telefonata Trump-Zelensky e le nuove informazioni su un’altra telefonata con l’Australia

Manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti d’America. Il 3 novembre 2020 le urne si riempiranno di elettori. I due candidati non sono ancora passati dal vaglio delle primarie, eppure i veleni sono già cominciati. Veleni che rischiano di far concludere il mandato di Donald Trump con una procedura di impeachment.

L’ultimo capitolo dello scandalo Ucraina riguarda la sicurezza e la tutela dei whistleblower, termine che letermante significa “fischiatore” e che indica chi, all’interno di un’azienda o un’istituzione, denuncia in modo anonimo qualcosa di illegale o non etico.

Cos’è, in breve, lo scandalo Ucraina

Il nuovo scandalo che ha travolto la Casa Bianca parte da una telefonata avvenuta fra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 25 luglio del 2019. Dopo le prime rivelazioni, il contenuto della conversazione è stato trascritto e rivelato per intero. I sospetti ricadono su alcune frasi in cui Trump avrebbe chiesto a Zelensky di indagare sul figlio di Joe Biden, vicepresidente durante i due mandati di Barack Obama e fra i candidati favoriti per primarie dei democratici.

Donald Trump: L’altra cosa, c’è molto da parlare sul figlio di Biden, di come Biden ha fermato il processo e di come molte persone vogliano sapere cosa sia successo. Qualsiasi cosa lei possa fare con il procuratore sarebbe grandioso. Biden andava in giro a dire che aveva fermato l’indagine quindi se può darci un’occhiata…. a me suona orribile.

L’attuale presidente degli Stati Uniti si è difeso dicendo: «È la più grande caccia alle streghe della storia americana. È stata una telefonata amichevole. Non c’è niente, nessuna pressione, il modo con cui ci avete ricamato sopra, quella telefonata sembrava arrivare dall’inferno».

Il contenuto della telefonata, anticipato dal Wall Street Journal, era venuto a galla grazie alle rivelazioni di un whistleblower, diversi fonti della stampa Usa parlano di un analista della Cia, la presidente della Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi ha annunciato che la verrà aperta un’inchiesta preliminare in vista della procedura di impeachment.

Caccia alla talpa

Davanti ai cronisti, Trump ha spiegato: «Stiamo provando a scoprire chi è la talpa». Un’affermazione contraria a quel Whistleblower Protection Act approvato nel 1989 proprio per proteggere l’identità dei dipendenti governativi che segnalano un illecito, così da tutelarli da vendette e ritorsioni.

E proprio su questo punto ha ribattuto Andrew Bakaj, uno dei legali che proteggono il whistleblower che per primo ha segnalato questa telefonata: «I whistleblower della comunità di intelligence hanno diritto all’anonimato affinché non ci si possa rivalere su di loro. Farlo sarebbe una violazione della legge federale».

Oltre a questo, Trump ha chiesto anche l’arresto del deputato democratico Adam Schiff, presidente della commissione Intelligence della Camera dei rappresentanti. L’accusa, per il presidente Usa, sarebbe quella di tradimento.

Nei giorni scorsi, Trump aveva dichiarato: «Il deputato Adam Schiff ha fatto una dichiarazione falsa e terribile, fingendo che fosse mia come parte principale della mia telefonata al presidente ucraino, e l’ha letta ad alta voce in Congresso e al popolo americano. Non ha alcun rapporto con quanto ho detto in quella telefonata. Arrestarlo per tradimento?».

I documenti chiesti a Rudy Giuliani

Ex sindaco di New York, di origini italiane, Rudy Giuliani è ora Consigliere per la sicurezza informatica alla Casa Bianca e avvocato di Donald Trump. Le commissioni della Camera dei Rappresentanti che stanno indagando sulla vicenda, ribatezzata anche Kievgate o Ukrainagate, hanno chiesto a Giuliani di consegnare i documenti su tutto lo scandalo Ucraina.

I deputati che guidano la commissione gli hanno spiegato: «Il tuo rifiuto o mancato rispetto del mandato, anche su indicazione o ordine del presidente o della Casa Bianca, costituirebbe prova di intralcio all’indagine della Camera sull’impeachment e potrebbe essere considerato come un’interferenza avversa da parte tua e del presidente».

Il nuovo fronte: la questione Australia

Nel mezzo dello scandalo Ucraina, due funzionari americani hanno dichiarato al New York Times che Trump avrebbe contattato anche il primo ministro australiano Scott Morrison per un’altra vicenda. Questa volta il presidente Usa avrebbe chiesto di aiutare il procuratore generale William P. Barr a raccogliere informazioni per screditare l’inchiesta Mueller, quella che riguarda il Russiagate.

Il sondaggio della Cnn: gli americani a favore dell’impeachment (per poco)

Intanto la Cnn ha diffuso un sondaggio in base a cui gli Stati Uniti sarebbero ancora divisi sull’impeachment, una procedura che l’ultima volta è stata avviata nel 1999 per Bill Clinton, presidente del partito democratico dal 1993 al 2001. Secondo la rete televisiva statunitense il 47% degli intervistati sarebbe a favore della procedura, mentre il 45% si sarebbe dichiarato contrario.

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