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Iran, piano di pace ai mediatori pakistani, ma Trump frena: «Vogliono l’accordo, ma non basta. Deluso da Italia e Spagna»

01 Maggio 2026 - 15:50 Alba Romano
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Continuano i negoziati. Nel frattempo, il presidente americano ha dichiarato che «probabilmente» andrà al G7 di giugno in Francia
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Nel 63esimo giorno della guerra del golfo tra Usa, Israele e Iran Donald Trump ha ricevuto dal Pentagono una serie di piani d’attacco nei confronti di Teheran, mentre i negoziati languono e il cessate il fuoco diventa sempre più fragile. Ma il presidente ha un problema: deve informare il Congresso e ricevere l’autorizzazione per la guerra, visto che sono passati più di due mesi dall’inizio delle ostilità. Ma il tycoon avrebbe intenzione di dichiarare la fine della guerra per aggirare il limite, e poi riprenderla. Intanto Israele fornisce il suo scudo spaziale agli Emirati Arabi Uniti e secondo l’Onu la chiusura dello stretto di Hormuz strangola l’economia globale.

01 Maggio 2026 - 20:00

L'Iran propone un confronto sul nucleare

La nuova proposta avanzata da Teheran prevede di negoziare l’apertura dello stretto di Hormuz insieme a garanzie da parte degli Stati Uniti sulla cessazione degli attacchi e sulla fine del blocco dei porti iraniani. Come ricordato dal Wall Street Journal, in passato l’Iran aveva invece posto la revoca del blocco come condizione preliminare per avviare i colloqui. Il piano include anche la disponibilità a discutere del programma nucleare iraniano in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Inoltre, Teheran avrebbe informato i mediatori di essere pronta a incontrarsi in Pakistan all’inizio della prossima settimana, a patto che Washington si mostri disponibile ad accogliere la proposta.

01 Maggio 2026 - 18:30

Trump: «Non sono contento dell'Italia»

«Non sono contento dell’Italia e non sono contento della Spagna. Ritengono che sia accettabile che l’Iran possieda armi nucleari», ha dichiarato il presidente Usa, Donald Trump. Il tycoon ha poi annunciato che «probabilmente» andrà al G7 di giugno in Francia. A chi gli ha chiesto di altri potenziali attacchi all’Iran ha risposto: «Perché dovrei dirvelo?».

01 Maggio 2026 - 18:00

Teheran: «Se saremo attaccati di nuovo colpiremo anche negli Usa»

«Gli Stati Uniti e i loro agenti regionali si stanno preparando a diversi omicidi mirati e a una ripresa dei bombardamenti, e sono fiduciosi che nessun centro politico, militare o economico sarà preso di mira all’interno del territorio statunitense ma se dovesse scoppiare di nuovo la guerra, la Repubblica Islamica e l’Asse della Resistenza devono colpire tutti gli obiettivi con la forza», ha dichiarato Hassan Rahimpour Azghadi, membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale iraniana, come riporta Iran International. «Non è possibile che, ogni poche settimane o mesi, si verifichino omicidi e bombardamenti in Iran mentre i leader dell’infedele e dei guerrafondai se ne stanno tranquilli e al sicuro nei loro palazzi, ordinando il fuoco senza pagarne le conseguenze», ha concluso.

01 Maggio 2026 - 18:00

Trump: «L'Iran vuole un accordo ma non sono soddisfatto»

L’Iran «vuole fare un accordo, ma non sono soddisfatto». A dirlo è Donald Trump dalla Casa Bianca, ma fa sapere che stanno negoziando telefonicamente.

01 Maggio 2026 - 17:00

Araghchi sente gli omologhi regionali e l'Ue

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto oggi una serie di colloqui telefonici con diversi omologhi regionali e internazionali. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Tasnim, ha parlato con i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Qatar, Iraq, Arabia Saudita e Azerbaigian per aggiornarli sugli sviluppi degli sforzi volti a porre fine al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Lo riporta la Cnn. Tasnim riferisce inoltre che Araghchi ha sentito anche l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, con cui ha «scambiato opinioni sugli ultimi sviluppi regionali e internazionali». La Commissione europea ha confermato il colloquio, spiegando che si è discusso degli «sforzi diplomatici in corso per la riapertura dello stretto di Hormuz e degli accordi di sicurezza a lungo termine». Anche il ministero degli Esteri turco ha confermato il contatto tra Araghchi e Hakan Fidan, legato ai negoziati in corso.

01 Maggio 2026 - 15:30

Media Iran: «Teheran ha consegnato una nuova proposta negoziale»

Teheran ha consegnato ai mediatori pakistani una «nuova proposta negoziale» rivolta a Washington riferita a un possibile accordo per concludere il conflitto in corso: lo riferisce l’agenzia iraniana Irna. Tale proposta è stata recapitata ieri sera, aggiunge la stessa fonte, senza indicarne al momento il contenuto.

01 Maggio 2026 - 15:00

Media Usa: «Teheran sfrutta la tregua per recuperare le armi nascoste sottoterra»

Teheran starebbe approfittando della tregua in vigore con gli Usa per recuperare armi, in particolare missili e munizioni, che erano state «nascoste sottoterra o rimaste sepolte sotto le macerie» nei raid israelo-statunitensi: lo riporta Nbc, citando tre fonti anonime a conoscenza del caso, tra cui un funzionario americano.

Tali fonti, aggiunge il network statunitense, hanno spiegato che l’Iran ha accelerato questa operazione di recupero del proprio arsenale «negli ultimi giorni», in vista della possibilità che le ostilità riprendano. Esperti in materia e collaboratori del Congresso hanno spiegato che, probabilmente, Teheran è riuscito a preservare parte delle proprie capacità missilistiche disperdendo le armi in diversi punti del proprio territorio, mentre gli Usa erano in fase di preparazione dell’operazione militare offensiva intrapresa il 28 febbraio scorso insieme a Israele.

01 Maggio 2026 - 14:00

Araghchi: «Pentagono mente, la guerra in Iran costata agli Usa 100 miliardi»

«Il Pentagono sta mentendo. La scommessa di Netanyahu è costata finora all’America 100 miliardi di dollari, quattro volte quanto dichiarato». Lo scrive in un post su X il ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, sottolineando che «i costi indiretti per i contribuenti americani sono MOLTO più alti. La bolletta mensile per ogni nucleo familiare americano è di 500 dollari e sta aumentando rapidamente».

01 Maggio 2026 - 13:40

Washington Post: «In Usa la guerra in Iran impopolare come quelle in Iraq e Vietnam»

La guerra del presidente Donald Trump in Iran è tanto impopolare tra gli americani quanto la guerra in Iraq nel 2006 e la guerra del Vietnam nei primi anni ’70. Lo rileva un sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos. Il 61% degli americani – scrive il Wp – afferma che l’uso della forza militare contro l’Iran è stato un errore, con meno di due americani su dieci che credono che le azioni statunitensi in Iran siano state efficaci. Il 40% si dice invece convinto che l’operazione non sia riuscita mentre una quota analoga afferma che è «troppo presto per dirlo». Ma il sostegno alla guerra tra i repubblicani rimane alto: il 79% crede che sia stata la decisione giusta.

01 Maggio 2026 - 11:00

Teheran: «Gli Usa non affrontano i temi di nucleare e sanzioni in modo serio»

Gli Stati Uniti «non affrontano in modo serio la questione del nucleare e le sanzioni» riguardanti l’Iran: è quanto affermato dal portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmail Baghaei, citato dall’agenzia Irna.

Parlando in un programma tv, Baghaei, ha affermato che «ogni volta che l’Iran ha avviato colloqui con gli Stati Uniti sulla questione nucleare e sulla revoca delle sanzioni, gli Usa hanno contemporaneamente condotto azioni militari» contro la Repubblica Islamica. E ha sottolineato che «gli Stati Uniti non sono seri riguardo alla revoca delle sanzioni e non hanno imparato dagli errori del passato».

Baghaei ha quindi affermato che tra i due Paesi «esiste una profonda sfiducia» e ha accusato gli Stati Uniti di «aspettarsi che vengano accettate le loro richieste massimaliste», mentre l’Iran «ha sempre presentato le proprie proposte sulla base della fine della guerra e dell’instaurazione di un cessate il fuoco».

Il portavoce ministeriale iraniano ha anche spiegato che «molti Paesi, con varie intenzioni, hanno annunciato la propria disponibilità a mediare», ma per Teheran «il mediatore ufficiale resta il Pakistan».

01 Maggio 2026 - 10:00

Israele ha inviato Laser Dome agli Emirati

Israele ha inviato il sistema di difesa missilistica laser Iron Beam (conosciuto anche come Laser Dome) e altri equipaggiamenti militari negli Emirati Arabi Uniti per aiutare il Paese a resistere agli attacchi iraniani durante la campagna israelo-americana contro la Repubblica islamica. Lo riferisce il Financial Times (Ft).

«Secondo due persone a conoscenza della questione, Israele si è affrettato a inviare il sistema di sorveglianza leggero Spectro, che ha aiutato gli Emirati Arabi Uniti a rilevare i droni in arrivo, in particolare gli Shahed, a una distanza di 20 chilometri», si legge nel pezzo. Una delle fonti ha affermato che Israele ha anche inviato una versione del suo sistema di difesa laser Iron Beam. Israele ha schierato i sistemi Iron Beam nel 2025 per respingere gli attacchi di Hezbollah. Iron Beam e Spectro hanno integrato il sistema di difesa missilistica Iron Dome gia’ schierato negli Emirati, accompagnato da decine di operatori. “Sul posto è presente un numero significativo di militari”, hanno riferito le fonti chiarendo che, a causa dei rapidi sviluppi della situazione, Israele ha dovuto inviare agli Emirati Arabi Uniti prototipi di armi o armi non ancora completamente integrate con i sistemi radar israeliani.

Israele ha condiviso con gli Emirati Arabi Uniti anche informazioni di intelligence in tempo reale sui preparativi in Iran occidentale per il lancio di missili a corto raggio contro gli Emirati. Il Ministero della Difesa israeliano e gli Emirati Arabi Uniti si sono rifiutati di commentare le informazioni. Nel 2020, con la partecipazione degli Stati Uniti, sono stati firmati gli Accordi di Abramo per la normalizzazione delle relazioni tra Israele e tre paesi arabi: Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Marocco. In seguito, Israele e gli Emirati hanno sviluppato relazioni economiche e di difesa.

01 Maggio 2026 - 09:00

Onu: la chiusura di Hormuz strangola l'economia mondiale

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha dichiarato che la chiusura dello Stretto di Hormuz «strangola l’economia globale. Le conseguenze della crisi in Medio Oriente peggiorano drammaticamente con ogni ora che passa», ha scritto Guterres su X, «la limitazione dei diritti e delle libertà di navigazione nell’area dello Stretto di Hormuz perturba i mercati energetici, dei trasporti, manifatturieri e alimentari e strangola l’economia globale. Ora è il momento del dialogo, di soluzioni che ci riportino indietro dal baratro e di misure che possano aprire una via verso la pace», ha aggiunto Guterres.

01 Maggio 2026 - 08:00

Trump e i nuovi piani d'attacco a Teheran

L’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, e il Capo di Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno informato Trump sui piani per possibili attacchi contro l’Iran. Lo riporta Barak Ravid di Axios, aggiungendo che, secondo 2 funzionari il briefing di giovedì è durato 45 minuti. Il cessate il fuoco tra Usa e Iran, iniziato ai primi di aprile, ha posto fine alle ostilità tra le parti ai fini della scadenza congressuale sui poteri di guerra. Lo ha chiarito un funzionario dell’amministrazione, secondo i media Usa, dopo che i repubblicani al Senato hanno sollecitato un’interpretazione dei 60 giorni previsti dal War Powers Act.

La sollecitazione dei senatori repubblicani è maturata in vista della scadenza del primo maggio, termine oltre i quale il presidente è tenuto ad un passaggio di autorizzazione al Congresso sui suoi poteri di guerra, salvo che non decida di ridimensionare le le operazioni, anche se il conteggio ha un inizio incerto e variabile. I primi attacchi contro l’Iran sono stati sferrati a fine febbraio.

«Ai fini del War Powers Act, le ostilità iniziate sabato 28 febbraio sono nel frattempo terminate», ha riferito il funzionario, sulla considerazione non vi sono stati più atti di guerra tra le due forze armate da quando, oltre tre settimane fa, è entrato in vigore un fragile cessate il fuoco. La legge del 1973 concede al presidente 60 giorni per un’azione militare prima di doverla interrompere, richiedendo l’autorizzazione al Congresso, o domandare una proroga di 30 giorni motivata da “inevitabile necessità militare” alla sicurezza delle forze armate.

Trump ha notificato il conflitto al Congresso 48 ore più tardi, facendo scattare i 60 giorni, la cui scadenza era fissata per il primo maggio. Durante l’audizione al Senato di giovedì, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha detto di ritenere che il conteggio si fosse interrotto durante la tregua. I dem hanno contestato l’interpretazione, sostenendo l’assenza di disposizioni legali in tal senso. La Costituzione americana stabilisce che solo il Congresso, non il presidente, abbia il potere di dichiarare guerra. Fanno eccezione, però, le operazioni che l’amministrazione qualifica come a breve termine o mirate a contrastare una minaccia immediata.

01 Maggio 2026 - 06:00

Il senatore Dem: un nuovo attacco è imminente

Il senatore democratico statunitense Richard Blumenthal ha dichiarato alla Cnn di temere che un nuovo attacco americano all’Iran sia imminente. Blumenthal ha affermato di avere «l’impressione da alcuni briefing» e da altre fonti che «un attacco militare imminente sia decisamente sul tavolo». Il senatore ha parlato di uno scenario profondamente disturbante che potrebbe «mettere a rischio figli e figlie d’America e portare a un gran numero di vittime».

01 Maggio 2026 - 04:00

L'Iran sfrutta il cessate il fuoco per recuperare le armi

L’Iran sta sfruttando il cessate il fuoco per estrarre le armi nascoste sottoterra prima dell’attacco di Usa e Israele o sepolte dai successivi bombardamenti. E’ quanto riferiscono alcuni funzionari Usa a Nbc. Secondo le fonti, negli ultimi giorni Teheran sta intensificando le operazioni di recupero di missili balistici e munizioni. L’obiettivo della Repubblica Islamica, secondo gli Usa, è ripristinare il proprio arsenale di droni e missili allo scopo di colpire obiettivi in Medio Oriente qualora Washington decida di riprendere gli attacchi.

01 Maggio 2026 - 02:00

Iran, Nbc: Trump dichiarerà la fine della guerra per aggirare il Congresso

L’amministrazione Trump, ai fini della Risoluzione sui Poteri di Guerra, intende dichiarare formalmente concluse le ostilità con l’Iran iniziate lo scorso 28 febbraio. È quanto riferisce un alto funzionario di Washington alla Nbc, alla vigilia della scadenza dei 60 giorni che sono il termine massimo entro il quale il presidente degli Stati Uniti può portare avanti un intervento armato senza l’autorizzazione del Congresso.

«Attualmente siamo in un cessate il fuoco, il che significa – dal nostro punto di vista – che il conto alla rovescia di 60 giorni è sospeso», aveva dichiarato ieri il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, durante un’audizione al Senato. «Le ostilità iniziate sabato 28 febbraio sono terminate», aveva sottolineato in precedenza un alto funzionario dell’amministrazione ad Afp, «non ci sono stati scambi di fuoco tra le forze armate statunitensi e l’Iran da martedi’ 7 aprile».

Dichiarare le ostilità concluse è una tattica per tentare di aggirare il Congresso più drastica del sostenere, come ha fatto Hegseth, che il cessate il fuoco fermi il conteggio dei 60 giorni. In questo modo la Casa Bianca intende probabilmente lasciarsi aperta l’opzione di lanciare un nuovo attacco alla Repubblica Islamica e di dichiararlo una seconda operazione, distinta da ‘Epic Fury’, avviata il 28 febbraio.

Secondo la Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso ha il potere di dichiarare guerra. Tuttavia, una legge approvata nel 1973 consente al presidente di avviare un intervento militare limitato in risposta a una situazione di emergenza creata da un attacco contro gli Stati Uniti. La stessa legge prevede che, se il presidente impegna truppe americane per più di 60 giorni, debba ottenere l’autorizzazione dal potere legislativo, che è distinta da una dichiarazione di guerra.
Il conflitto con l’Iran è iniziato il 28 febbraio ma la notifica ufficiale della Casa Bianca al Congresso sull’inizio delle ostilita’ e’ arrivata solo due giorni dopo. Oggi scade quindi il termine di 60 giorni per ottenere l’autorizzazione del Congresso a proseguire il conflitto, senza la quale Trump sarebbe obbligato a ritirare le truppe. Nonostante il cessate il fuoco, la Marina statunitense mantiene ancora il blocco dello Stretto di Hormuz.

Dall’inizio del conflitto, i Democratici hanno più volte cercato senza successo di approvare una legge che limitasse i poteri militari del presidente contro l’Iran. Una fonte di preoccupazione più seria per Trump sono quei parlamentari repubblicani che hanno gia’ avvertito della loro intenzione di spingerlo a chiedere l’autorizzazione del Congresso per una prosecuzione delle ostilità, trascorso il limite dei 60 giorni.