«Io, sindaco a 22 anni e leghista. Così ho convinto i più anziani». La storia di Diego Giusti, laureando in lettere

«Il voto per il 16enni? Sono favorevole. Un ragazzo a questa età è in grado di decidere chi scegliere come suo rappresentante»

Bore ha poco più di 700 abitanti e si trova lungo la catena dell’Appenino parmense. Diego Giusti guida questo piccolo comune da maggio ed è tra i sindaci più giovani d’Italia. Indossa la spilla di Alberto da Giussano sulla giacca, è appassionato di programmi televisivi di politica e si sta per laureare in lettere. A parlamentari e ministri consiglierebbe sempre di iniziare con un’esperienza negli enti locali.

Nella sua città c’è una forte attenzione alla politica tra i più giovani o lei è considerato una specie di marziano?
«Ho deciso di candidarmi perché volevo impegnarmi per il mio paese, che vedevo spento. In passato c’era stata una forte presenza della Dc, poi del Pd e ora c’è la Lega, di cui faccio parte».

Quanti tesserati avete?
«Abbiamo 5 tesserati, rispetto al Pd che ne ha 10. Nonostante questo, alle elezioni del 26 maggio, sono riuscito a vincere. La mia candidatura all’inizio è stata vissuta con sospetto, soprattutto da parte dei più anziani che sono il 70% della popolazione a Bore».

Come ha cercato di convincerli?
«Durante la campagna elettorale sono andato porta a porta per sentire le loro esigenze. Chiedevano più manutenzione e sicurezza. In questi primi mesi abbiamo riportato la polizia locale a Bore (che c’è da tre mesi) e attivato un asilo comunale. Abbiamo fatto partire il trasporto locale: abbiamo 14 frazioni e gli anziani che non potevano contare sui figli, si sentivano abbandonati.

Quando ha iniziato ad avvicinarsi alla politica?
«I miei genitori non sono mai stati coinvolti direttamente in politica e sono di centrodestra. Io da piccolo guardavo i programmi televisivi di politica. Fin da 11-12 anni e ne ero affascinato».

Quali programmi guardava?
«Guardavo Che Tempo che fa, Lilli Gruber su La7 o Porta a Porta. Ma li guardo anche adesso…Poi mi sono avvicinato concretamente alla politica con la Lega, perché ho iniziato a rispecchiarmi in quelle idee».

Ha dei timori nel fare il sindaco a 22 anni? Molti sindaci ricevono avvisi di garanzia durante il loro mandato, magari per abuso d’ufficio…
«Il mio predecessore ne ha ricevuto uno. Ma mi ha spinto la voglia di cambiare il mio paese. Le paure sono tante, ogni giorno. Per esempio mi ricorderò sempre quando ho fatto un’ordinanza per la rimozione di un’auto abbandonata in un parcheggio. Era ferma lì da 4 anni. Non ho dormito per una settimana, temendo che qualcuno mi venisse a dire qualcosa. Io vorrei che tutti quelli che sono o saranno parlamentari e ministri, passassero da un’esperienza in un ente locale».

Favorevole o contrario al voto per i sedicenni?
«Ovviamente favorevole! Un ragazzo a questa età è in grado di decidere chi scegliere come suo rappresentante».

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