Taglio dei parlamentari, l’ombra della scissione grillina da Di Maio: 30 deputati pronti a votare no

Affinché il dl venga approvato, il Movimento ha bisogno di 316 sì. Ma sempre più ombre si fanno largo in casa M5s

«Ho grosse difficoltà a votare il ddl costituzionale»; «Una modifica così delicata non può essere liquidata con un semplice “Tagliamo le poltrone”». Sono le voci che circolano tra alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle a poche ore dalla votazione decisiva alla Camera sul taglio dei parlamentari, prevista per oggi 8 ottobre. Si chiedono se l’Italia «abbia veramente un numero di parlamentari spropositato rispetto al numero di abitanti».

Oltre a Andrea Colletti e all’ex sottosegretario Gianluca Vacca, autori delle tre citazioni, che hanno confermato di non voler mollare il Movimento, ci sarebbero altri 25 o più deputati grillini che guardano al “no” come un’occasione per colpire Luigi Di Maio e uscire definitivamente dal Movimento.

Un primo passo verso la scissione – a pochi giorni dalla Carta di Firenze redatta dagli ortodossi in occasione del decimo anniversario del Movimento – che potrebbe ispirare le destre a prendere le distanze in toto dal provvedimento, minando ancora di più i numeri per raggiungere il numero minimo necessario.

Al momento dell’istituzione del nuovo governo, insidiatosi proprio in virtù della promessa di portare a termine l’iter della legge sul taglio dei parlamentari, la maggioranza contava 343 parlamentari a Montecitorio. Di voti ne servono 316 su 630, ma a poche ore dalla decisione i dubbi sembrano tutt’altro che sciolti.

In questo clima di insicurezza generale c’è anche l’incognita Lega, che potrebbe decidere di alzare i tacchi e lasciare la maggioranza a sbrigarsela da sé, e quella Italia Viva.

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