Guerra in Siria, Di Maio: «Stop armi alla Turchia, tra poche ore firmerò il decreto»

I dettagli del decreto annunciato da Di Maio saranno illustrati domani in Parlamento

L’Italia blocca l’export di armi verso la Turchia. E già nelle prossime ore Luigi Di Maio potrebbe apporre la firma di ministro degli Esteri su un decreto ministeriale ad hoc finalizzato a bloccare ufficialmente il flusso di armamenti verso il Paese – impegnato in un’offensiva di guerra contro la Siria e il popolo curdo – «per tutto quello che riguarda le commesse da domani in poi, il futuro dei prossimi contratti e dei prossimi impegni».

Di Maio ne ha dato notizia al termine del Consiglio europeo. «Non importa portare l’iniziativa dell’embargo sugli armamenti alla Turchia in Parlamento – ha evidenziato il ministro nel corso del suo intervento Durante il suo intervento – perché per le nostre regole si tratta di un decreto ministeriale come quello che abbiamo firmato sui rimpatri».

Il ministro ha fatto capire quanto importante sia che tutti gli attori europei compiano un simile passo nell’ambito dello stop alle armi alla Turchia e, durante il suo intervento lancia una sorta di appello: «Per me era importante che l’iniziativa fosse europea – ha detto Di Maio – perché in questo modo tutta l’Europa si mette in una posizione di pari condizioni nei confronti della Turchia».

«Tutti insieme lavoreremo al blocco dell’export delle armi – ha aggiunto il ministro – ho detto anche a Federica Mogherini, che coordina e presiede i lavori, che ci sarà bisogno nei prossimi consigli europei di fare uno screening dell’applicazione di questo impegno in ogni Stato. È importante che ognuno di noi si sia impegnato in questo senso».

Intanto, il premier Giuseppe Conte – in visita ad Avellino – è tornato sul tema nel corso di un punto stampa. «L’Italia è tutt’altro che timida sulla questione – ha detto Conte -. L’Italia in Europa è capofila per questa decisione forte, serve una decisione collegiale». I dettagli del decreto annunciato da Di Maio saranno illustrati domani – martedì 15 ottobre – in Parlamento.

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