Carrefour, chi è l’imprenditore che ha licenziato 52 dipendenti con un WhatsApp

Il Gruppo Perri è uno dei più potenti del Lamentino, e Franco è stato arrestato in passato per presunte collusioni con la ‘ndrangheta

Si chiama Franco Perri ed è considerato «uno degli uomini più potenti» della zona di Crotone. È lui l’imprenditore che ha comunicato con un messaggio WhatsApp al direttore del Carrefour locale il licenziamento di 52 dipendenti, scatenando le immediate proteste dei lavoratori.

Secondo i sindacati, la crisi non si è potuta risolvere per l’indisponibilità di Perri di sedersi a un tavolo di concertazione, facendo decadere la possibilità di usare ammortizzatori sociali per tenere aperto l’ipermercato.

L’impero Perri nasce 30 anni fa, quando la sua famiglia mise su un piccolo negozio di alimentari a Nicastro. Gli affari si gonfiarono sempre di più nel corso dei decenni, fino a far diventare la piccola attività un’impresa da 150 milioni di dollari (come dichiarato da Perri stesso in un’intervista del 2016) nella grande distribuzione lamentina.

Al momento, il Gruppo Perri controlla 19 supermercati, tra cui il “Due Mari”; il più grande centro commerciale della Calabria che comprende 120 negozi.

Le presunte collusioni con la mafia

Qualche anno fa era stato accusato di essere vicino a famiglie ‘ndranghetiste locali, sulla base di dichiarazioni fatte da 3 pentiti. Nello specifico, era stato coinvolto nell’operazione “Andromeda” come indagato per concorso esterno nel clan degli Iannazzo, ma nel quale si è sempre dichiarato innocente.

In quell’occasione, la procura antimafia di Catanzaro aveva sequestrato tutti i beni dell’imprenditore in un maxi provvedimento da 500 milioni di euro, aggiungendo anche i sequestri delle quote azionarie del fratello Pasqualino e della moglie Franca Fazzari. Il Tribunale de Riesame, poi, dissequestrò il 90% delle proprietà del gruppo.

Le presunte collusioni con la mafia risalgono anche a periodi più lontani, quando nel 2015 Franco Perri fu arrestato nell’ambito dell’operazione che ha sgominato le ‘ndrine del lametino: secondo gli investigatori, Perri aveva acquisito un ruolo organico nella cosca Iannazzo, tanto da arrivare a chiedere al clan di gambizzare suo fratello Marcello per motivi di soldi.

Il 10 marzo del 2003, il padre Antonio Perri, fondatore del “Due Mari”, era stato ucciso a colpi di kalashnikov dalla cosca Torcasio. La sua bara venne trafugata e il suo sarcofago venne ritrovato dalla polizia nel 2008, grazie anche al ruolo determinante degli Iannazzo.

Stando a quanto riportato all’epoca dal Corriere della Calabria, il clan era entrato a pieno titolo nelle società del gruppo Perri, e avrebbe inziato a incassare il 30% degli utili del centro commerciale “Due Mari”.

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