Carrefour, lavoratori licenziati su Whatsapp, la Cgil: «Abbiamo depositato una denuncia»

«Il 99% di loro sono monoreddito -dice il sindacalista Labonia -. Stiamo parlando di mutui che non possono più pagare, spese quotidiane che diventano ingestibili. Le famiglie saltano, la situazione è drammatica»

Sono passati quattro giorni da quel messaggio Whatsapp che ha stravolto le vite di 52 lavoratori crotonesi. Cinque giorni da quando, durante l’orario di lavoro, il supermercato Carrefour è rimasto chiuso perché è stata staccata la luce. La comunità si è stretta attorno a quelle persone che, da un giorno all’altro, hanno perso la certezza di poter portare a casa uno stipendio, fondamentale per mantenere le famiglie. «Il 99% di loro sono monoreddito», dice a Open Armando Labonia, nella segreteria regionale della Cgil.

Il pranzo di domenica 20 ottobre l’hanno fatto sul piazzale antistante al supermercato: amici e conoscenti hanno portato loro il cibo e organizzato banchetti. Era un modo per far sentire la vicinanza di Crotone. Il giorno dopo, i sindacalisti hanno iniziato l’iter burocratico per cercare una soluzione: «Siamo andati dal sindaco Ugo Pugliese – racconta Labonia -. Ha dato massima disponibilità per svolgere un consiglio comunale aperto con la questione nell’ordine del giorno».

«Non si può chiudere un rapporto di lavoro con un messaggio su Whatsapp – ripete più volte il sindacalista -. Per questo stamattina (21 ottobre, ndr.) siamo andati all’ispettorato del lavoro per depositare una denuncia per “non corretta procedura”. Davvero un datore di lavoro si può svincolare da un rapporto occupazionale con un sms?», continua a ripetere.

«La norma e la procedura non sono corrette – chiosa -. Abbiamo avviato anche una discussione con il vicario del prefetto perché queste cose non possono succedere nel 2020. Ma ci tengo a precisare, ancora, che non è la società Carrefour la responsabile: ci troviamo in una situazione in fitto di ramo di azienda, la responsabilità ricade sulla famiglia Perri».

Labonia ci tiene a ricordare che «non più tardi di quattro mesi fa, esattamente l’11 giugno 2019, la famiglia Perri licenziava 32 dipendenti di un altro supermercato, quella volta a Squillace». Nel caso di Crotone, la prima mossa degli imprenditori è stata quella di tagliare la luce al punto vendita, «ma non arrivava merce da tanto tempo, gli scaffali si erano pian piano svuotati».

«C’è un’attenzione – dice Labonia – importante, e ne siamo grati. Buona parte della politica crotonese è già venuta a confrontarsi, ringrazio Barruto, Corrado, deputate 5 Stelle, l’onorevole Sculco della regione Calabria». Sono quasi 300 le persone che dipendevano da quella fonte di reddito, tra famiglie e parenti. «Sono distrutti: stiamo parlando di mutui che non possono più pagare, spese quotidiane che diventano ingestibili. Le famiglie saltano, la situazione è drammatica».

Cosa faranno adesso quei 52 lavoratori? «Non avendo alcuna comunicazione ufficiale, non sappiamo come muoverci: non sappiamo se sono già stati formalmente licenziati, se lo saranno tra una settimana o un mese. Non possiamo prevedere l’interesse di altri competitor nel rilevare il punto vendita. Di conseguenza, i dipendenti non sanno se andare in disoccupazione per prevedere un’indennità di sostegno al reddito – e conclude Labonia -. Non è un bel modo di giocare con la vita delle persone».

Il messaggio Whatsapp

«Oggi sono partite le lettere per la cessazione dell’attività, la mia volontà di non lasciarvi senza lavoro non è riuscita», ha scritto l’imprenditore Franco Perri al direttore del supermercato. E poi ha aggiunto: «Se riusciamo a fare l’inventario, i soldi che ricaviamo li destiniamo a voi. Fammi sapere e abbracciami tutti».

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