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La semi-bufala sul condono di 98 miliardi di euro del Pd sulle slot machines e del conseguente aumento delle tasse per gli italiani

Ricostruiamo l’intera vicenda dei 98 miliardi che è tornata a circolare in vista della legge finanziaria

«Domanda scomoda in diretta: “Avete condonato 98 miliardi alle slot machines e aumentate le tasse? Il politico del Pd non risponde». Recita così, con una scritta a caratteri cubitali, un video pubblicato dalla pagina Identità Italia e riportante il logo del gruppo “Italiani uniti contro l’Ue”».

Il video, tratto da Coffee Break di La7, però risale a molti anni fa: inizialmente era stato pubblicato dalle pagine dei sostenitori del Movimento Cinque Stelle, salvo poi esser diffuso anche da pagine e blog vicini alle destre e a gruppi euroscettici. 

Dal video viene fatto intendere che il governo guidato dal Partito Democratico (e di conseguenza il riferimento non sarebbe imputabile all’attuale esecutivo del Conte bis, ndr), avrebbe condonato una multa di 98 miliardi di euro a carico di dieci concessionari di slot machines.

La liberalizzazione delle slot machines

Per comprendere a pieno la genesi di questa semi-bufala, bisogna fare un passo indietro di 15 anni, più precisamente al 2004, quando il secondo governo Berlusconi introdusse l’obbligo di connessione delle slot machines alla rete di controllo SoGei.

La gestione della rete venne ripartita dai Monopoli di Stato a dieci concessionari privati (Bplus, Cirsa, Codere, Cogetech, Gamenet, Gmatica, Gtech, Hbg, Sisal e Snai) che acquistarono e istallarono nuovi slot machines in tutto il Paese. 

Tra il 2004 al 2006, tuttavia, le macchinette da gioco non vennero sempre state collegate alla rete SoGei, e pertanto non fu possibile registrare il numero delle giocate e le conseguenti quote che le società avrebbero dovuto versare allo Stato.

Le multe e la sentenza della Corte dei Conti del 2012

Le dieci società responsabili del mancato collegamento alla rete, oltre a una multa forfettaria, avrebbero dovuto pagare 50 euro per ogni ora in cui la singola slot machines era rimasta scollegata dalla rete. 

Al termine delle indagini venne stimato che il danno erariale ai danni dello Stato ammontasse a 98 miliardi di euro (in primo grado la Procura contestò un danno erariale da 89 miliardi).

Ma nel 2012 intervenne la Corte dei Conti che stabilì che le 10 società avrebbero dovuto pagare “solo” 2,5 miliardi d’euro, corrispondente «all’80% dell’aggio percepito da ciascun concessionario, dal novembre 2004 al gennaio 2007».

Questo “sconto” è stato legato al fatto che durante le indagini  se da un lato fosse pur vero che le società han tenuto scollegate le slot machines dalla rete SoGei, dall’altro le autorità preposte al controllo dei collegamenti non erano intervenute per verificare lo stato di connessione alla rete. 

Il ruolo del Partito Democratico

Appurato che il decurtamento della multa da 98 miliardi a 2,5 miliardi di euro alle società delle slot machines è stato deciso secondo vie legali esclusivamente dalla Corte dei Conti a seguito degli elementi emersi delle indagini, c’è un ulteriore tassello da aggiungere alla vicenda. Ed è qui che compare il Partito Democratico. 

Nell’ottobre 2013, difatti, durante il “governo guidato da Enrico Letta (ex Pd), noto ai più con il nome di “governo delle larghe intese” (che univa Partito Democratico, Scelta Civica, UdC, Nuovo CentroDestra, Popolo della Libertà, Forza Italia, Grande Sud, Popolari per l’Italia) per trovare le coperture per l’abolizione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni agricoli e sui fabbricati industriali, il Governo decide di applicare uno “sconto” del 75% sulla multa comminata alle 10 società di giochi d’azzardo.

Sei delle dieci società coinvolte (Cirsa, Cogetech, Gtech, Gaemenet, Sisal, Snai) decisero di accettare la «richiesta di definizione agevolata in appello dei giudizi di responsabilità amministrativo-contabile», rinunciando a intraprendere ulteriori azioni legali in Appello e versarono allo stato 291,25 milioni di euro che vennero utilizzati coprire le spese per l’abolizione dell’Imu.

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