Verso la morte del motore a scoppio. Come l’accordo Fca-Psa avvicina l’auto elettrica

Nel luglio del 2020 dovrebbe arrivare la Fiat 500 E, dove quella E sta proprio per elettrica. Un modello rivoluzionario per la casa torinese che quasi 60 anni fa ha lanciato sul mercato la prima 500 Topolino

Nel mercato delle automobili la notizia della settimana, e forse dell’anno, è la fusione tra Fca e Psa. Il nuovo gruppo che sta per nascere diventerebbe il quarto gruppo automobilistico per vendite annuali: 8,7 miliardi di veicoli, 170 miliardi di euro di ricavi e circa 400mila dipendenti. Oltre che un significativo ventaglio di marchi: Fiat e Peugeot prima di tutto, ma anche Chrysler, Alfa Romeo, Lancia, Citroën e Opel.

Nel comunicato stampa rilasciato per spiegare i dettagli dell’accordo si legge che gli obiettivi del gruppo vanno in tre direzioni: mobilità elettrica, sviluppo della guida automa e connettività digitale.

Connettività digitale e guida autonoma non sono innovazioni immediate. Anzi, sono già in corso. Le auto in commercio non solo si possono connettere con qualsiasi dispositivo che abbiamo in tasca ma implementano anche alcune funzioni di guida autonoma, come l’adaptive cruise control o il park assist. La sfida vera, e netta, è sull’auto elettrica.

Quanto pesa il mercato delle auto elettriche in Italia

Oltre 1200 veicoli. Il 19 ottobre, accanto alla Fico, il parco tematico costruito da Eataly, sono arrivate centinaia di auto, tutte in silenzio. È qui che si è tenuto il raduno per festeggiare i nove anni del Tesla club Italy, l’associazione che riunisce i proprietari dell’auto prodotta nelle fabbriche di Elon Musk.

Gli organizzatori si aspettavano qualche centinaio di appassionati, non avrebbero mai pensato di trovarsi davanti un’adunata così vasta. Un segnale, certo, di quanto l’auto elettrica si stia diffondendo in Italia. Un segnale, perché parlare di tendenza è ancora presto.

Fonte: YouTube | Come viene assemblata una Tesla Model 3

Allargando la visuale oltre questo raduno, si percepisce meglio la dimensione del settore. Nel settembre 2019 sono state vendute 1.253 auto elettriche, quasi tre volte il dato dell’anno precedente: nello stesso mese del 2018, infatti, il numero di veicoli venduti non arrivava a 500.

Una crescita attorno al 250% che però non basta per arrivare nemmeno all’1% della quota di mercato totale. Dallo scorso anno, infatti, il peso delle auto elettriche nel mercato dell’automobile è passato dallo 0,4% allo 0,9%. Un dato inferiore a quello globale, dove invece la quota di mercato delle auto elettriche supera, anche se di poco, il 3%.

Le batterie che condizionano tutta l’automobile

Creare un’auto elettrica non è come inserire un nuovo motore in un vecchio modello. Bisogna ripensare in gran parte l’intera struttura. Il problema principale dei veicoli elettrici, attualmente, è la tenuta della batteria.

Non è un caso infatti che durante il servizio della rubrica Vroom di Rainews24 dedicata al raduno delle Tesla, una delle domande più chieste dal giornalista sia stata: «Quante volte vi siete fermati per caricare l’auto?». Secondo i dati forniti dall’azienda, la Model S di Tesla, esemplare di punta del catalogo, dovrebbe avere un’autonomia di 390 km.

Per cercare di aumentare l’autonomia delle auto, la soluzione più diffusa è quella di utilizzare batterie agli ioni di litio e distribuirle lungo la carrozzeria. Rendere più potenti queste celle, far diventare la loro distribuzione più efficiente e, magari, renderle anche più facili da smaltire.

Nel luglio del 2020 dovrebbe arrivare la Fiat 500 E, dove quella E sta proprio per elettrica. Un modello rivoluzionario per la casa torinese che quasi 60 anni fa ha lanciato sul mercato la prima 500 Topolino.

Fonte: Forbes | Un prototipo di Fiat 500e

Il costo di questa sperimentazione non è facile da digerire: investimenti per 700 milioni di euro, 80mila unità previste all’anno e 1200 persone al lavoro. Cifre che oramai, per garantire un prezzo accessibile ai clienti, solo pochi, grandi, gruppi riescono a sostenere.

Eppure quella dell’elettrico potrebbe essere la strada giusta da imboccare, soprattutto in Europa, dove solo tra il 2019 e il 2020 la media di emissione di anidride carbonica per i veicoli è stata abbassata del 20%.

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