I monopattini elettrici inquinano? Incolpare la produzione potrebbe essere fuorviante

I monopattini elettrici sono ecologici o puliti? Facciamo chiarezza al di là dei soliti estremismi

Sono tempi duri in città per tutti gli appassionati dei monopattini elettrici, arrivano le prime regolamentazioni a Milano, dove si prevedono multe; c’è anche chi si pone dei dubbi sulla loro legalità.

A rincarare la dose anche un recente studio della North Carolina State University che suggerisce di ridimensionarli tenendo conto del punto di vista ecologico.

Come per le auto elettriche si tira in ballo l’emissione di CO2 derivata dal processo di produzione dei mezzi elettrici. Si tratta però di un argomento piuttosto controverso.

Il presidente del Tesla Club Italy Federico Lagni spiega a Open perché dobbiamo stare attenti a non cadere in uno degli estremi opposti, di un dibattito che va ben oltre i monopattini elettrici, riguarda infatti la futura transizione verso le energie rinnovabili.

In un recente studio si fa riferimento all’inquinamento della catena di produzione dei monopattini elettrici, ma questo non riguarda anche biciclette e pannelli fotovoltaici?

«Come per tutte le cose c’è sempre la “mezza via”. In questo caso abbiamo versioni estreme sia da un lato che dall’altro. Gli articoli che trattano questo argomento spesso si focalizzano solo sulle emissioni di CO2. Qualcuno deve ancora spiegarmi il perché.

La questione sulla CO2 è sicuramente importante, ma non si parla mai di quella che è l’emissione di polveri sottili derivante dai carburanti tradizionali. Il monopattino elettrico è inoltre un mezzo piuttosto piccolo. Noi dovremmo considerare anche l’inquinamento della produzione del trasporto del mezzo che utilizziamo.

Non va considerato solo il consumo legato a uno specifico carburante. Il monopattino elettrico è il mezzo che ci permette di muoverci più piccolo in assoluto. Se uso una cosa molto piccola per muovermi vuol dire che la produzione di quel mezzo dovrebbe avere un impatto inferiore rispetto a uno scooter o un’automobile; questo vale anche per l’impatto del trasporto dalla fabbrica ai punti vendita».

Quindi è corretto dire che i monopattini elettrici sono “ecologici”? 

«Cosa vuol dire “ecologico”? Non si può avere la certezza assoluta nel dire che il monopattino elettrico è il più ecologico in assoluto. Quando facciamo questo genere di valutazioni devono essere usati dei parametri abbastanza chiari. 

Abbiamo in questo caso un mezzo più piccolo che incide in maniera minore sul consumo anche in termini di trasporto dello stesso, quindi per come la vedo io il monopattino elettrico è un mezzo ecologico rispetto a un’auto a cinque posti; in termini urbani si tratta del mezzo di trasporto più ponderato rispetto a cosa sta trasportando.

Si tratta di un punto a favore non da poco. Muovere una macchina da 1600 chilogrammi per portarne 80 credo che oggettivamente sia abbastanza assurdo, anche se siamo abituati culturalmente a che ciò avvenga. Poi c’è la questione dell’energia. 

Chiunque sostenga che l’elettricità è prodotta con le centrali a carbone, nucleari, eccetera, sbaglia in principio perché dovrebbe analizzare le percentuali. L’energia elettrica oggi è prodotta anche con centrali a carbone: esistono ancora, ma non sono l’unica fonte di produzione».

Argomenti simili sono stati fatti in precedenza sulle auto elettriche rispetto a quelle diesel. Vale lo stesso ragionamento?

«Chi dice che le auto elettriche sono pulite al 100% sbaglia, chi dice però che sono macchine che vanno a utilizzare energia prodotta dal carbone sbaglia ugualmente. Gli estremismi son sempre sbagliati. 

L’energia elettrica prodotta anche in Italia – dove abbiamo una buona produzione da fonti pulite – fondamentalmente permette alla macchina elettrica di consumare un’energia, che per quanto possa essere ancora prodotta in gran alla fonte col carbone, risulta utilizzare un’energia più pulita. 

Chi ritiene che l’energia elettrica sia prodotta con fonti non pulite deve riflettere doppiamente, visto che per produrre diesel e benzina serve certamente anche elettricità, nonché di altra benzina o diesel per essere trasportate. Si dovrebbe considerare tutta la filiera per fare un ragionamento obiettivo di paragone tra i due mondi».

Resta sempre la questione della produzione, anche nell’ottica dei problemi legati ai cambiamenti climatici. C’è speranza di porvi rimedio in futuro?

«L’industria con una certa progressività si sta spostando sempre più verso una produzione più pulita: quella che fanno anche le singole persone installando il fotovoltaico: oggi in Italia rappresenta una buona percentuale nella produzione di energia elettrica.

Viaggio ogni giorno con un’auto elettrica che permette a chiunque di mettersi dietro la mia macchina e respirare. Credo sia il primo grosso risultato di questa tecnologia, perché noi dove viviamo respiriamo tutto quello che di nocivo viene emesso dai veicoli tradizionali. Il veicoli elettrici questo non lo vanno a emettere.

Il secondo step è nel miglioramento della produzione, che dev’essere un obiettivo costante. Una volta che abbiamo ridotto a zero l’inquinamento dalle auto (è chiaro che sarà un passaggio lungo), dovremo lavorare sul trasporto merci: tante aziende come Tesla lo stanno già facendo. Si tratta di un aspetto che incide veramente tanto. Il camion che sta facendo Tesla sarà elettrico al 100% annullando le emissioni di polveri sottili.  

Infine, va migliorato il processo produttivo: attualmente alla fonte l’energia elettrica non è al 100% pulita. Sta tornando a crescere dopo un periodo di pausa il settore del fotovoltaico. Tanti si stanno dotando di pannelli fotovoltaici con cui ricaricare l’auto elettrica.

Con i veicoli elettrici oggi siamo in grado di portare a zero le emissioni di CO2, lo stesso vale per le emissioni di polveri sottili, tutto ciò “sul posto”, ovvero dove quel veicolo viene utilizzato. Questo è un aspetto – come ribadito più volte – estremamente importante. 

Preso coscienza di ciò, dobbiamo concentrare gli sforzi nell’aumentare la “pulizia” dell’energia elettrica prodotta alla fonte, senza dimenticare quanto di buono oggi certe tecnologie – come le auto elettriche – già ci offrono. Del resto, spesso quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito».

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