Chiusura Ilva, nell’accordo con ArcelorMittal c’è diritto di recesso? Calenda: «Solo con ok dal Tribunale»

Il contratto, a differenza di quanto emerso dal vertice dei ministri, prevedrebbe una clausola di recesso

«Il governo non consentirà la chiusura», hanno detto i ministri appena finito il vertice al Mise sul caso ArcelorMittal, tenutosi nel pomeriggio del 4 novembre. L’azienda non può lasciare lo stabilimento di Taranto perché «non esiste un diritto di recesso e non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale», ha insistito in serata il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. Ma, stando al contratto, la clausola di recesso è prevista.

Il testo dell’accordo, visionato dall’Ansa che ne ha riportato la notizia, prevede il diritto di recesso per l’«affittuario» degli stabilimenti (cioè per ArcelorMittal, che affitta gli impianti dell’ex Ilva) nel caso in cui un provvedimento legislativo annulli integralmente o in parte il decreto ministeriale del 29 settembre 2017, in modo da «rendere impossibile l’esercizio dello stabilimento di Taranto» o «irrealizzabile» il piano industriale.

Ed è proprio sull’impossibilità di portare avanti l’esercizio e di realizzare un piano industriale che hanno fatto leva le motivazioni dell’Arcelor Mittal, comunicate con una nota di stampa nelle prime ore del pomeriggio. A causa delle modifiche previste dal decreto Salva Imprese, entrate in vigore ieri 3 novembre, l’azienda non può più godere dell’immunità penale che le garantiva uno scudo durante il periodo di attività nei mesi di riconversione dell’impianto secondo le norme ambientali.

A chiarire le cose sarà probabilmente l’incontro a Palazzo Chigi di domani 5 novembre, quando il premier Conte incontrerà i vertici dell’azienda.

La conferma di Calenda

«Quell’accordo lo conosco, l’ho firmato io», dice l’ex ministro Carlo Calenda della possibilità per ArcelorMittal di fare un passo indietro sull’ex Ilva se sono venute meno condizioni che al momento dell’accordo erano state considerate necessarie per portare avanti il progetto.

«Quell’accordo – spiega Calenda, interpellato dall’Ansa – non prevede espressamente il diritto di recesso in caso di modifica dello scudo penale ma prevede la possibilità di recesso nel caso di un cambiamento di normative rilevanti, tale da mettere in discussione la sostenibilità, il piano industriale».

In questi termini la clausola c’è ma «ArcelorMittal non può chiudere autonomamente gli altoforni», il diritto di recesso «va prima accertato dal Tribunale». L’ex ministro poi aggiunge: «È plausibile che il Tribunale glielo riconosca ma non può muoversi autonomamente».

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