Ilva, Conte convoca Arcerol Mittal, ma il vertice slitta a mercoledì. Patuanelli: «No chiusura, scudo penale è alibi»

Il premier: «Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale»

L’Arcelor Mittal sgancia la bomba e al governo cercano di rimettere insieme i pezzi prima che sia troppo tardi. Secondo fonti presenti al tavolo al Mise, il Governo «non consentirà la chiusura dell’Ilva»: per i ministri non esistono presupposti giuridici per il recesso del contratto, e convocheranno immediatamente l’Arcelor Mittal a Roma. Il che, però, non vuol dire che riusciranno davvero ad impedire l’addio dell’azienda. In serata poi la conferma: il premier Giuseppe Conte, a quanto si apprende, convocherà a Palazzo Chigi i vertici di Arcelor Mittal; il vertice però, inizialmente previsto per martedì pomeriggio, si svolgerà mercoledì.

In conclusione del vertice a due fra il ministro Patuanelli e il premier, il titolare del dicastero dello sviluppo economico ha dichiarato ai cronisti: «Non consentiremo la chiusura dello stabilendo. La questione dello scudo penale è una foglia di fico, un alibi per nascondere un altro problema».

Patuanelli ha spiegato che «non esiste un diritto di recesso come strumentalmente Arcelor Mittal ha scritto oggi. Non esiste la questione della tutela legale come elemento contrattuale». L’azienda però conferma che esiste un passaggio del contratto che prevede il diritto di recesso. Fonti del Mise fanno specificano che «esiste una clausola di recesso in caso cambi il piano ambientale (DPCM 29 settembre 2017, che ha integrato e modificato altro DPCM del 2014), cosa mai avvenuta».

Al Ministero per lo Sviluppo Economico si erano riuniti urgentemente alle tre e mezza di oggi, 4 novembre, i ministri dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, quello del Sud Giuseppe Luciano Provenzano e dell’ambiente Sergio Costa. Tutti convocati per fare il punto sul futuro dell’Ilva dopo la comunicazione dell’azienda di voler rescindere il contratto. Erano presenti anche il ministro della Salute Roberto Speranza e la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo.

L’incontro si è concluso alle 17:15. Conte aveva poi convocato immediatamente Patuanelli per una riunione d’emergenza che aveva preso il via attorno alle 18,30 e si era conclusa circa un’ora dopo. Con un tweet il presidente del Consiglio ha poi chiarito che per il governo «la questione #Ilva ha massima priorità». Confermando poi di aver convocato per domani a Palazzo Chigi i vertici di ArcelorMittal, ha concluso: «Faremo di tutto per tutelare investimenti produttivi, livelli occupazionali e per proseguire il piano ambientale».

Certo, la situazione è grave. A un anno dall’insediamento, l’Arcelor Mittal ha chiesto oggi ai commissari dell’Ilva di «assumere la responsabilità delle operazioni e dei dipendenti entro 30 giorni» dal ricevimento del comunicato di rinuncia dell’acquisto degli stabilimenti. L’Arcelor Mittal decide così di ritirarsi e di restituire l’Ilva allo Stato.

Una delle questioni principali, oltre alla crisi del mercato, è l’abolizione dello scudo penale per la riconversione dell’impianto. Con effetto dal 3 novembre 2019, il Parlamento, a seguito dell’approvazione del decreto Salva imprese, ha eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale. L’immunità era stata introdotta da una legge del 2015 ed era stata tolta la scorsa primavera, col decreto legge Crescita, per poi essere reintrodotta, modificata e circoscritta, col decreto legge Imprese di settembre.

L’attacco di Renzi

Proprio sul tema dello scudo penale è intervenuto Mattei Renzi che in un post su Facebook ha scritto: «La decisione di Mittal di disimpegnarsi da Taranto è inaccettabile. Il Governo deve da subito togliere alla proprietà ogni alibi eliminando gli autogol come quello sulla immunità voluto dal vecchio governo e sul quale avevamo messo in guardia il Ministro Patuanelli».

L’ex premier ha poi attaccato: «Per chi in queste ore fa una polemica meschina e mediocre: lo scudo penale è stato cancellato dall’esecutivo Lega-CinqueStelle. Ma noi vogliamo soluzioni, non capri espiatori». Italia Viva inoltre ha fatto sapere che una nota che «ha chiesto al presidente della Camera un’informativa urgente del governo sulla vicenda Arcelor Mittal».

Salvini: «Scudo penale?Emendamento a firma M5S»

Ma sullo stesso tema per l’ex vicepremier Matteo Salvini, in una conferenza d’urgenza al Senato, «l’emendamento soppressivo è a firma M5S, votato da Pd Iv e Leu, chi lo ha votato dovrebbe avere il coraggio di andare a Taranto stasera a spiegarlo». Ancora, per leader della Lega «la soluzione era lo scudo penale, come uscito dal nostro Consiglio dei ministri e arrivato in Parlamento. Se uno (l’azienda, ndr) mette quattro miliardi per riparare ai danni che vengono dal passato, come minimo ti chiede di essere tutelato finché non ha recuperato i danni del passato. Non gli puoi dire “mi dai 4 miliardi però ti tolgo l’immunità penale”».

Emiliano: «Fabbrica totalmente illegale»

Duro l’affondo contro l’azienda del presidente della regione Puglia Michele Emiliano. La fabbrica, secondo il governatore, «uccide cittadini e operai» ed «è totalmente illegale come dimostra lo stesso management di Arcelor Mittal che senza una immunità penale speciale, che esisteva in Europa solo per loro e che non è consentita a nessun’altra azienda, intima con arroganza allo Stato italiano di riprendersi la fabbrica entro 30 giorni».

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Immagine di copertina: Stefano Patuanelli, foto di repertorio