Ex Ilva, cosa può succedere. Conte: «Allarme rosso. Non è una crisi industriale qualsiasi»

Alla multinazionale franco-indiana sembra non bastare la possibile re-introduzione dell’immunità penale, che potrebbe arrivare con un decreto ad hoc

Tre ore di riunione con i vertici di ArcelorMittal non sono bastate per trovare una soluzione per l’ex Ilva e i suoi 10.777 dipendenti. La tensione tra la multinazionale franco-indiana (che ha comunicato formalmente ai sindacati e alle aziende collegate la «retrocessione dei rispettivi rami d’azienda») e il governo resta altissima.

«Questa non è una crisi aziendale qualsiasi, ma deriva da un disimpegno rispetto a impegni presi dall’azienda in seguito a una gara: è allarme rosso» ha spiegato il presidente del Consiglio Conte durante la conferenza stampa convocata in serata a Palazzo Chigi. Usa un termine inusuale l’avvocato ‘del popolo’, che in questa fase non vuole parlare di piani b: «La strada è richiamare l’azienda alle sue responsabilità. Confidiamo torni al tavolo con proposte accettabili».

Alla multinazionale franco-indiana sembra non bastare la possibile re-introduzione dell’immunità penale, che potrebbe arrivare con un decreto ad hoc. Intanto a pochi metri dalla sede del governo si sono riuniti i parlamentari 5 Stelle. La tensione nel Movimento 5 Stelle (incapace di eleggere un nuovo capogruppo alla Camera ma anche di digerire la re-introduzione dello scudo penale) si ripercuote sull’esecutivo. Criptonite pura. «Chiedo non solo ai partiti ma al Paese, unità» ha spiegato più volte il presidente del Consiglio.

L’obiettivo di ArcelorMittal sarebbe soprattutto quello di rivedere le stime produttive al ribasso, e di conseguenza i livelli occupazionali. L’ipotesi dell’azienda è quella di 5000 esuberi. «Per noi è inaccettabile lasciare 5000 famiglie senza lavoro» ha detto il presidente del Consiglio. Domani il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli riferirà sulla situazione dell’ex Ilva in parlamento e sempre domani saranno convocati i sindacati per aprire un tavolo di crisi ‘permanente’.

«Il piano industriale di quest’anno prevedeva la produzione di 6 milioni di tonnellate di acciaio: è chiaro che ArcelorMittal non è in grado di mantenere questi obiettivi e per noi è inaccettabile perché c’è stato un bando di gara» ha detto Patuanelli. La prossima settimana ci sarà un nuovo incontro tra i vertici aziendali e il governo.

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