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Quel segnale dei parlamentari M5s a Di Maio: le mine dietro le due elezioni a vuoto dei capigruppo

11 Ottobre 2019 - 05:50 Francesca Martelli
Arcobaleni e bandiere cinque stelle in piazza Cesare Battisti a Nettuno (Roma) dove il deputato Alessandro Di Battista chiuderà il tour Costituzione Coast to Coast per il "No" al referendum costituzionale, 07 settembre 2016. L'attenzione sarà tutta per quanto dirà assieme al vicepresidente della Camera M5s Luigi Di Maio sulla crisi della giunta di Virginia Raggi nella Capitale.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Scontro tra correnti alla vigilia della kermesse di Italia 5 Stelle. A Napoli, già annunciate alcune assenze: dall'ex ministro Lezzi ad Alessandro Di Battista
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Due votazioni su due andate a vuoto, quelle per l’elezione del nuovo capogruppo M5s alla Camera e al Senato. E poi le assenze in aula – ben 14 – durante il voto di giovedì a Montecitorio per l’approvazione della nota di aggiornamento al Def, la struttura di base della manovra 2020 passata per soli tre voti.

Con queste premesse il Movimento 5 Stelle si appresta a festeggiare il suo anniversario: appuntamento il 12-13 ottobre a Napoli, con l’evento di chiusura affidato a Beppe Grillo che probabilmente avrà qualcosa da dire anche sulla lotta che si è scatenata per la scelta dei successori di Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva.

Secondo la modifica dello statuto votata quest’estate, la scelta dei nuovi capigruppo 5 Stelle non spetta più al capo politico Luigi Di Maio ma è il frutto di una votazione tra i parlamentari: un modo per rispondere alle richieste di maggiore democrazia interna. Il candidato deve ottenere la maggioranza assoluta dei voti.

Per la guida del gruppo a Montecitorio si sono candidati in tre: Anna Macina, la deputata più vicina ai vertici 5 Stelle ha raccolto però solo 33 voti. Francesco Silvestri, candidato più trasversale anche per il suo passato da addetto stampa del gruppo parlamentare 5 Stelle, ha preso 67 preferenze. Poi c’è l’outsider, Raffaele Trano che a sorpresa ha battuto la candidata di Di Maio con 61 voti.

Anche la votazione in Senato è andata in modo simile: i candidati erano però quattro e tra loro c’era anche l’ex ministro Danilo Toninelli. Gianluca Perilli, il capogruppo vicario uscente, ha ottenuto 44 voti seguito da Toninelli (22 voti), Marco Pellegrini (17 voti) e Stefano Lucidi (12 voti).

Si tratta della seconda votazione in entrambi i casi: nella prossima ci sarà dopo Italia 5 Stelle. Ma è sull’elezione dei nuovi capigruppo (e relativa squadra) che si stanno concentrando molti malumori. A questo si deve aggiungere l’assenza (stranamente) corposa dei 5 Stelle durante il voto sulla Nadef e le assenze già annunciate alla kermesse M5s: non solo parlamentari “dissidenti“, ma anche ex ministri pentastellati. Oltre ovviamente a quella che peserà di più: Alessandro Di Battista.

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