Barella da 3, l’Inter rimonta il Verona 2-1 e torna al comando

Un gol pazzesco del centrocampista a 7′ dalla fine regala il nuovo sorpasso sulla Juve

Il timore di perderla e di perdere contatto con la Juve. La paura di aver inaugurato a Dortmund il letargo autunnale. Ci pensa Nicolò Barella a 7′ dal termine a spazzare via tutto, compreso un buon Verona. Un botto d’interno destro dell’ex Cagliari regala a Conte tre punti che significano nuovo sorpasso sulla Juve, nuovo primato. Di Verre su rigore e Vecino gli altri due gol del match.

Sfortuna e disattenzione

L’Inter tira 20 volte, 13 in porta. Domina anche il possesso palla, ma nel primo tempo trova la resistenza non passiva del Verona. L’Hellas di Juric si mette a difesa di Silvestri non rinunciando, però, alle ripartenze. E così al 19′ Handanovic interviene su Zaccagni lanciato in porta. Rigore, gol di Verre. Il predominio dell’Inter diventa un assalto vero e proprio, e comincia a serpeggiare il sospetto della famosa porta stregata quando Silvestri toglie dalla linea l’ultimo quarto di una palla colpita da Vecino ed entrata per i restanti tre. Il computer non mente: questione di millimetri, non è gol.

Centrocampo da gol

La ripresa è la fotocopia del primo tempo con una unica, decisiva differenza. Il Verona, in debito di ossigeno, smette di ripartire, e quella dell’Inter diventa una pressione insostenibile. Per quanto, per lunghi tratti, disordinata. Appesa ai chili di Lukaku e ai tentativi individuali di Lautaro. Serve, però, il solito Vecino per inchiodare, di testa, l’1-1 su cross dalla destra di un Lazaro in crescita.

San Siro spinge, l’Inter pure. E il Verona si spegne, spedendo nella spazzatura anche un ghiottissimo contropiede 3 vs 1. Sono errori che si pagano a carissimo prezzo, anche quando Lukaku si divora il 2-1 davanti a Silvestri regalandogli un pallone su folle retropassaggio di Amrabat. Il dazio all’Hellas lo serve Barella, a 7′ dalla fine. Controllo, botto all’incrocio dei pali modello Seedorf dei bei tempi. Uno scossone alla celebre ragnatela. Uno scossone. Quello voluto da Conte prima della sosta. E dopo Dortmund: no, quello per l’Inter non è stato l’inizio del solito letargo.

Foto di copertina Ansa