Verona, Cibo copre le svastiche con i murales: «L’odio non può essere parte del paesaggio»

Il 2 novembre gli hanno messo una bomba carta sotto la macchina, ma una settimana dopo era già in strada, a coprire tre croci celtiche con una caprese

È domenica mattina e a San Giovanni Lupatoto, un piccolo comune in provincia di Verona, a Pier Paolo squilla il telefono. È un genitore, che segnala che ci sono delle svastiche disegnate su un muro vicino alla scuola del figlio.

Dall’altra parte c’è Pier Paolo Spinazzè, in arte Cibo: lo street artist che da 10 anni si dedica a coprire le scritte di odio e i simboli fascisti dai muri di Verona. E lo fa disegnando generi alimentari. Salsicce oscurano svastiche, fette di pizza nascondono croci celtiche e pezzi di parmigiano coprono scritte come «w Dux».

Solo una settimana fa, l’artista trentasettenne è stato svegliato dall’esplosione di una bomba carta, lanciata contro la sua Fiat Idea, parcheggiata sotto casa.

Probabilmente un gesto vandalico, che è stato denunciato alle autorità ma che non è servito a scoraggiare lo street artist. La domenica successiva, quando i suoi informatori gli segnalano l’ennesima manifestazione di odio da coprire, Pier Paolo prepara le bombolette e parte alla volta delle scuole Pacinotti, a Verona. «Le svastiche vicine alle scuole hanno la priorità, vanno tolte il prima possibile» spiega a Open.

Arrivato sul posto, sfodera una decina di bombolette tricolore e inizia a disegnare un’enorme caprese che copre tre croci celtiche, una svastica, una scritta «Sotto a chi tocca» e un «ACAB». «L’odio non deve diventare un paesaggio normale della città», spiega Cibo. «Ognuno deve restituire alla comunità con quello che sa fare – aggiunge – io so disegnare».

E infatti disegna muffin, radicchi, fette di pizza, perché il cibo è pop, perché il cibo piace a tutti, perché il «buono deve coprire il cattivo». Ride perché a volte la risposta più naif è quella più efficace, e lui l’ha capito bene. «Non sono l’unico a coprire le scritte fasciste altri lo fanno ma non lo fanno sapere in giro, io ho deciso di metterci la faccia», spiega Cibo, che ha 184.000 follower su Instagram: «Sono la mia forza ma questo mi espone anche a ritorsioni, perché se porti i fascisti nel territorio dell’ironia, quelli sbroccano».

Sono anni che il giovane riceve telefonate anonime. Hanno inciso una svastica sulla sua porta di casa, hanno buttato spazzatura nel giardino dei suoi genitori e imbrattato il campanello. «Poi mia madre obbliga me a pulire: la loro tecnica è quella farmi smettere facendomi prendere parole da mia madre» ironizza Pier Paolo. Ma poi si scurisce: «Insieme questi atti creano un disegno preoccupante, perché ricalcano un modo di prevalere sugli altri, tipici del nazi-fascismo».

Oltre a minacce e intimidazioni, Cibo gode però di un enorme sostegno. Più di 6.000 persone assistono alle diretta Facebook che lo immortalano mentre dà vita alla «Caprese antifascista». C’è chi commenta: «Complimenti per il tuo grande lavoro! Non ti fermare davanti all’ignoranza di pochi». Chi: «Coloriamo questa città che il nero lo lasciamo ai miserabili!!!» e chi semplicemente «W Cibo».

Cibo ha creato una piattaforma Patreon, una specie di crowdfunding il cui ricavato lo aiuta ad acquistare le vernici necessarie a portare avanti la sua «operazione anti-odio».

La Caprese intanto è quasi finita. Passa un uomo sulla cinquantina in abiti sportivi, una sacca da ginnastica al braccio, con l’altro tiene un sacchetto della spesa. «Grazie!», grida mentre rientra in casa, «Non se ne poteva più di affacciarsi e di vedere quelle scritte, anzi se le avanza colore, un po’ più in là c’è una bestemmia, se riuscisse a farmi il favore..».

Video di Niccolò Natali

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