Roma non sarà Gotham city, ma l’emergenza baby gang c’è. Lamorgese: «Giovanissimi fuori da logiche criminali più strutturate»

28 le aree a rischio individuate, dice la ministra dell’Interno, 8 al centro e 20 nelle zone periferiche

La cronaca di Roma irrompe periodicamente nel dibattito nazionale. Più di prima? Peggio di prima? Da Centocelle ad Axa, dove Manuel Bortuzzo è stato ferito. Dall’Appio Latino e la morte di Luca Sacchi ai tanti altri casi che hanno interessato i quartieri più disparati della Capitale. Notte e giorno. A Roma «il crimine è cambiato, ora a preoccupare sono le bande giovanili», spiega la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un’intervista rilasciata al Messaggero dopo il vertice sulla sicurezza di ieri pomeriggio con la sindaca di Roma Virginia Raggi. Un incontro in cui è stato annunciato per il 2020 l’arrivo di 550 uomini nella Capitale.

Il fatto è che, spiega la ministra, Roma non è una città qualunque. Si estende su un territorio enorme e variegato, ed è composta da municipi grandi come città e spesso completamente diversi l’uno dall’altro. «È sottoposta a dinamiche presenti in tutte le grandi città europee e nordamericane, accentuate, nel nostro caso, da un contesto davvero particolare», dice Lamorgese. «Un’area metropolitana con 121 comuni e cinque milioni di abitanti che equivale alla somma dei territori di Milano, Napoli, Torino, Palermo, Genova, Bologna, Firenze, Bari e Catania».

La droga

Lo stesso mercato della droga (spesso sullo sfondo dei tanti casi di cronaca di questi ultimi tempi) sta cambiando, insieme al suo target. La diffusione delle sostanze stupefacenti «riguarda sempre di più fasce di giovanissimi», dice Lamorgese. «Fuori da logiche criminali più strutturate». Un fenomeno «preoccupante che chiama in causa in primis le famiglie e il ruolo educativo della scuola».

Gli antidoti (ricordando anche che la sindaca Raggi ha chiesto l’intervento dell’esercito)? «Abbiamo predisposto una pianificazione di misure straordinarie ad alto impatto sulle grandi piazze di spaccio presenti sul territorio metropolitano, utile anche a rassicurare i cittadini attraverso la presenza visibile dello Stato nelle realtà più critiche».

28 le aree a rischio individuate, dice la ministra dell’Interno, 8 al centro e 20 nelle zone periferiche. Lì arriveranno le task force dedicate e ripartirà l’azione della polizia di Roma Capitale.

La sicurezza

Cittadini che vivono sempre più in un clima di insicurezza percepita. Su questo Lamorgese richiama il contesto sociale di una città che invecchia e dove la disoccupazione interessa 200mila persone e dove, sottolinea, il «51% della popolazione residente ha un reddito inferiore ai 15mila euro».

Roma è anche la città dove di notte, che sia centro o periferia, ci sono intere strade al buio. «Serve più illuminazione notturna e l’installazione di un numero sempre maggiore di telecamere» per combattere il crimine, dice la ministra. Che lancia una proposta: «coinvolgere le associazioni di categoria dei commercianti per tenere accese anche di notte le vetrine e le insegne, sul modello efficacemente attuato in grandi città tedesche come Monaco».

In copertina la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, a destra, con la sindaca di Roma Virginia Raggi durante il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza Pubblica presso la Prefettura, Roma, 15 novembre 2019. ANSA/Angelo Carconi

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