Guardia di finanza all’ex-Ilva di Taranto. I pm indagano per «distrazione di beni della società»

Perquisizioni e sequestri negli uffici di Taranto e di Milano di Arcelor Mittal. L’inchiesta, al momento contro ignoti, riguarda due ipotesi di reato

La Guardia di Finanza è entrata nello stabilimento di Taranto poco dopo le 10 di mattina. Lo stesso è avvenuto negli uffici milanesi di ArcelorMittal. Ha acquisito documenti per l’indagine dei pm milanesi, dopo l’esposto presentato dai commissari dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria, che al momento è ancora contro ignoti. Sono due le ipotesi di reato: false comunicazioni al mercato (aggiotaggio informativo) e distrazione di beni del fallimento.


In particolare quest’ultimo reato riguarda chi «essendo consapevole dello stato di dissesto dell’imprenditore distrae o ricetta merci o altri beni dello stesso o li acquista a prezzi notevolmente inferiore al valore corrente, se il fallimento si verifica». Secondo i pm infatti, il magazzino dello stabilimento pugliese potrebbe essere stato svuotato provocando danni alla fabbrica: tra i documenti contabili acquisiti ci sono quelli che riguardano l’acquisto delle materie prime e la vendita dei prodotti finiti, considerando le ingenti perdite segnalate dalla multinazionale rispetto alla gestione commissariale.

Oltre a queste accuse, la procura di Milano sta indagando anche per «omessa dichiarazione dei redditi». Oltre alle perquisizioni sono in corso anche sequestri di documenti e supporti informatici.

Anche oggi gli inquirenti stanno sentendo alcuni testimoni. In totale sono due le procure al lavoro (Milano e Taranto) sull’ex-Ilva per valutare le condotte dell’azienda e i presunti reati finanziari. ArcelorMittal aveva sospeso la procedura di spegnimento degli altoforni in attesa del pronunciamento del tribunale di Milano.

Con una nota la multinazionale aveva spiegato di volere seguire «l’invito del tribunale a interrompere l’implementazione dell’ordinata e graduale sospensione delle operazioni in attesa della decisione del Tribunale. Tale processo – aggiunge – è in linea con le migliori pratiche internazionali e non recherebbe alcun danno agli impianti e non comprometterebbe la loro futura operatività».

Dopo l’intervento del presidente della Repubblica (che ha incontrato i sindacati), il 22 novembre ci dovrebbe essere il nuovo incontro tra il governo e i vertici di ArcelorMittal.

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