Manovra, cos’è il “bonus neo mamme” e perché fa litigare il governo

La proposta è quella di concedere un esonero contributivo al 100%, fino a 3 anni, ai datori di lavoro che intendono mantenere in servizio le lavoratrici neo mamme

Esonero contributivo per tutte le lavoratrici che hanno avuto un bambino: questo prevede il “bonus neo mamme” – da inserire nella manovra economica – che si pone l’obiettivo di intervenire sul «fenomeno delle donne costrette a lasciare il lavoro dopo il primo anno di maternità», ha spiegato la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo (M5s)

La proposta è semplice: concedere un esonero contributivo al 100%, fino a 3 anni, ai datori di lavoro che intendono mantenere in servizio le lavoratrici neo mamme. La misura lascerebbe inalterato il divieto di licenziamento al rientro dalla maternità per i primi 12 mesi dalla nascita. L’obiettivo della norma dovrebbe essere anche quello di «incentivare la natalità» nel nostro Paese.

Una proposta che, però, non convince tutti e che rischia di spaccare il governo. «Era una proposta della Lega: perché premiare un’impresa che rispetta le regole? Sarebbe una legittimazione a chi costringe alle dimissioni le madri lavoratrici», ha spiegato la vicecapogruppo del Pd alla Camera Chiara Gribaudo.

«Non c’è alcuna discriminazione, viene previsto un meccanismo premiale per chi decide di tutelare il posto di lavoro di una donna con un figlio piccolo» replicano dal ministero.

Foto in copertina: Pixabay

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