Attacco London Bridge, stretta del governo sui permessi ai condannati. Il padre dello studente ucciso: «Non usate la morte di Jack per inasprire le regole»

«Non è l’arrivo di rifugiati a causare il terrorismo: sono terrorismo, guerra e tirannia a provocare l’arrivo dei rifugiati», scriveva Jack nel novembre 2015

Si chiamava Jack Merritt, aveva 25 anni, era laureato in criminologia all’università di Cambridge e lottava per la giustizia sociale. Lavorava per Learning Together, un’iniziativa dell’università che portava studenti e carcerati a intraprendere insieme percorsi di apprendimento. È stato accoltellato il 29 novembre da Usman Khan, dopo la conferenza che aveva organizzato – e a cui l’attentatore aveva partecipato – alla Fishmongers’ Hall, a nord del Ponte di Londra.

In una serie di tweet, David Merritt, il padre di Jack, che si definisce come un «semplice ateo di sinistra che supporta i perdenti ed è disperato rispetto all’attuale situazione politica», dichiara di non volere che la morte del figlio venga strumentalizzata per inasprire le pene dei carcerati. «Il problema non sono pene troppo corte» risponde a un utente, «ma la mancanza di supervisione e servizi dopo il rilascio. I servizi sono stati ridotti al minimo e di conseguenza siamo meno sicuri».

Usman Khan era infatti stato scarcerato in anticipo, dopo aver scontato solo sei dei sedici anni della condanna per terrorismo inflittagli nel 2012. Per questo motivo Boris Johnson, in visita al luogo del delitto, ha promesso «certezza della pena» per i soggetti pericolosi. Il premier ha anche spinto il ministero della Giustizia britannico a rivedere i benefici e permessi concessi a detenuti potenzialmente pericolosi.

«Mio figlio Jack, che è stato ucciso in questo attacco, non avrebbe voluto che la sua morte fosse usata come pretesto per sentenze draconiane o per trattenere le persone in carcere senza necessità. Riposa in pace Jack, eri una bella persona che stava a fianco dei perdenti», scrive il padre.

Merritt sarebbe corso verso la scena dell’attacco dopo aver sentito le urla all’interno della Fishmongers ‘Hall, ha riferito un testimone a Sky News, e sarebbe rimasto ucciso insieme a una donna non ancora identificata. «Un bello spirito», lo definisce il padre. «Non è l’arrivo di rifugiati a causare il terrorismo: sono terrorismo, guerra e tirannia a provocare l’arrivo dei rifugiati», scriveva Jack nel novembre 2015, quasi a voler porre freno a quella che sarebbe stata la strumentalizzazione politica della sua morte.

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