ArcelorMittal chiede 4.700 esuberi. I sindacati sul piede di guerra: «Proposta irricevibile»

Anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli si è detto «molto deluso» dall’incontro

Sono 4.700 gli esuberi previsti dal nuovo piano industriale di ArcelorMittal: quasi 3mila subito, il resto entro il 2023. L’azienda passerebbe così dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023. Previsto anche un aumento dei volumi di produzione: dagli attuali 4,5 milioni di tonnellate di acciaio ai 6 milioni dal 2021.

Gli esuberi

Subito i livelli occupazionali si ridurranno di 2891 unità; a questi nel 2023 se ne aggiungeranno altri 1.800 (si tratta degli addetti attualmente in carico all’amministrazione straordinaria) per un totale di 4.700 esuberi.

I sindacati bocciano i tagli

I sindacati non ci stanno e definiscono «irricevibili» i tagli annunciati oggi dall’azienda al tavolo al ministero dello Sviluppo Economico. «Non ci sono le condizioni per aprire un confronto. Noi un accordo lo abbiamo fatto un anno fa e non venti anni fa e per noi quello rimane. E con quelle caratteristiche», ha detto la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan a nome di tutte le organizzazioni. «L’incontro è andato malissimo, rigettiamo la proposta dell’impresa».

«ArcelorMittal si è presentata oggi al Mise con un piano industriale irricevibile e vergognoso, pretendendo più di 6000 esuberi, tutti a Taranto, per assicurare la disponibilità a restare – scrive in una nota il sindacato Usb – Meno di un’ ora di incontro per gettare sul tavolo ministeriale numeri a casaccio. Usb ha risposto nell’unica maniera possibile: ArcelorMittal se ne deve andare e il governo deve assumersi la responsabilità di prendere le redini della situazione e progettare per Taranto un futuro senza più l’ex Ilva e garantendo l’occupazione, il reddito, la decontaminazione e le bonifiche».

«Siamo entrati con un accordo approvato con il consenso del 93% dei lavoratori un anno fa e usciamo con la proposta di un nuovo piano industriale che lo stravolge e lo cestina» spiega il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella sostenendo che il nuovo piano industriale presentato da ArcelorMittal «porterebbe al disastro occupazionale e alla chiusura degli stabilimenti».

Dello stesso avviso è il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo secondo cui il piano «parla solo di esuberi e diminuzione della produzione. Abbiamo chiesto al Governo di farci capire la sua posizione, i commissari avevano già delle perplessità».

Quello presentato al Mise da ArcelorMittal «non è un piano industriale: è un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e di Ilva» ha affermato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell’incontro al Mise. «Abbiamo un accordo firmato un anno fa che prevede investimenti, 8 milioni di tonnellate di acciaio da produrre e quella è la base da cui partire. Per noi la discussione è possibile se si parte dall’accordo che abbiamo firmato».

Cosa dice il ministro

«L’azienda invece di fare un passo avanti ha fatto qualche passo indietro, ricominciando a parlare di 4.700 esuberi alla fine del nuovo piano industriale, che prevede comunque un forno elettrico e una produzione finale di 6 milioni di tonnellate», chiosa il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, su ArcelorMittal, dicendosi «molto deluso» dall’incontro appena finito. «Questa non è l’idea che ha il governo sullo stabilimento. Riteniamo che la produzione a fine piano debba essere più alta, arrivando almeno a 8 milioni di tonnellate».

«Noi vogliamo far diventare lo stabilimento Ilva all’avanguardia nella produzione siderurgia europea. Su questo lo Stato, il governo, è disponibile a investire, a essere presente, a partecipare e accompagnare l’azienda a questo percorso di transizione. Su queste basi siamo disponibili – ha aggiunto – e ci sembrava che ci fosse una disponibilità dell’azienda che oggi non ho trovato nel piano illustrato».

«Noi faremo la nostra proposta nelle prossime ore. Siamo molto cocciuti. Cerchiamo di stare al tavolo e di arrivare all’obiettivo finale: garantire una produzione siderurgica all’avanguardia con nuove teologie sviluppando interventi sul territorio» ha concluso il ministro.

Sciopero il 10 dicembre

«Il piano industriale presentato da ArcelorMittal è irricevibile. I 6300 esuberi ipotizzati da ArcelorMittal non possono neanche essere presi in considerazione. Per Fim Fiom Uilm l’accordo del 6 settembre 2018 è ancora valido e vincolante» scrivono in una nota congiunta i tre maggiori sindacati di categoria. «Per queste ragioni – proseguono – le segreterie nazionali di Fim Fiom Uilm proclamano per martedì 10 dicembre 24 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti di ArcelorMittal e nell’indotto con manifestazione a Roma che confluirà nell’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil già programmata a piazza Santi Apostoli».

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