ArcelorMittal, Conte boccia la proposta dell’azienda: «La respingiamo»

Per il Pd, e per i sindacati, il piano della multinazionale franco-indiana è semplicemente «irricevibile»

Il presidente del Consiglio boccia senza mezze parole la proposta di ArcelorMittal per superare la crisi dell’ex Ilva. Il premier Conte spiega che «il progetto che è stato anticipato in un incontro non va assolutamente bene, mi sembra sia molto simile a quello originario». E conclude: «Lo respingiamo e lavoreremo come durante questo negoziato agli obiettivi che ci siamo prefissati col signor Mittal. Il signor Mittal si è impegnato personalmente con me a raggiungere, e ci riusciremo».

Fra poco più di due settimane, il 20 dicembre, ci sarà la nuova udienza della causa civile contro la decisione di ArcelorMittal di abbandonare Taranto. I giudici del tribunale di Milano, lo scorso 27 novembre avevano deciso per un rinvio, constatando la volontà dell’azienda (e del governo) di cercare di trovare una soluzione. A quindici giorni dalla nuova udienza, però, le parole del premier mostrano una strada in salita per la trattativa.

Un analogo stop, soprattutto sul versante occupazionale, era arrivato dai commissari straordinari che avevano fatto sapere che una trattativa sulle basi presentate ieri nel piano della multinazionale franco-indiana, che prevede 4700 esuberi, non può nemmeno iniziare.

Questo perché il caposaldo del contratto, secondo i commissari, è l’aspetto occupazionale. E il gruppo un anno fa si è impegnato a garantire, indipendentemente dalla situazione del mercato, 10mila posti di lavoro fino al 2023 con una penale prevista di 150mila euro su ogni lavoratore messo alla porta sotto quella cifra.

Anche il Pd, attraverso le parole di Nicola Oddati, responsabile del Mezzogiorno della segreteria nazionale dem, ha giudicato la proposta di Mittal non accettabile: «Nessuna vera speranza per il futuro industriale di Taranto, niente rassicurazioni sul piano ambientale, ma l’unica certezza di tagli ed esuberi. Solo su quelli sappiamo cosa aspettarci: 3 mila esuberi subito più altri 3mila entro il 2023 con la prospettiva di nessuna riaccensione dell’altoforno 5 secondo le prescrizioni ambientali entro il 2023».

«ArcelorMittal non può più continuare a tirare la corda – ha continuato Oddati – In ballo ci sono le vite dei lavoratori e dei cittadini di Taranto, oltre al futuro industriale del Paese. Chiediamo chiarezza in merito a quello che bisogna definire con onestà un catastrofico piano di ristrutturazione industriale che dichiariamo, senza mezzi termini, irricevibile. Il governo e il Pd sono in prima linea affinché Mittal onori gli impegni presi».

Con la stessa parola («irricevibile») il piano era stato respinto al mittente dai sindacati. La proposta di ArcelorMittal, come detto, prevede infatti 4.700 esuberi: quasi 300 subito, il resto entro il 2023.

L’azienda passerebbe così dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023. Una diminuzione del personale a fronte di un aumento dei volumi di produzione: dagli attuali 4,5 milioni di tonnellate di acciaio ai 6 milioni dal 2021.

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