Alluvioni in Sud Sudan, colpito quasi un milione di persone. Il racconto di Msf: «Mai viste piogge come queste» – Le immagini

di OPEN

Durante le inondazioni, circa 908 mila persone sono state colpite e 620 mila hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata. La testimonianza di Nicola Flamigni, responsabile comunicazione di Msf per il Sud Sudan

Migliaia di persone in Sud Sudan sono state colpite da violente alluvioni che hanno fatto scattare lo stato di emergenza in 27 dei 32 stati del Paese.


«Msf è al momento l’unico attore umanitario nel nord est del Paese, a Ulang, una delle zone più colpite dall’alluvione», racconta a Open Nicola Flamigni, responsabile comunicazione di Medici Senza Frontiere per il Sud Sudan.

«Ulang si trova sul fiume Sobat, uno degli affluenti del Nilo Bianco, ed è una zona paludosa gigantesca, quindi le persone e i villaggi sono molto isolati e ci si muove solo con delle imbarcazioni, zattere, piccoli motoscafi».

Le équipe di Medici Senza Frontiere si sono da subito mobilitate per fornire cure mediche di base, distribuire kit di emergenza e cibo e installare punti di purificazione dell’acqua nella regione orientale di Pibor, a Lankien, Ulang e Maban.

Durante le inondazioni, circa 908.000 persone sono state colpite e 620.000 hanno bisogno di assistenza umanitaria immediata, secondo le Nazioni Unite. «Molti villaggi rimangono inaccessibili. Dove il fiume ha esondato è impossibile per le nostre imbarcazioni poter andare avanti, alcuni villaggi sono completamente isolati, non hanno accesso alle cure sanitarie o a beni di prima necessità, molti di questi hanno accolto tanti sfollati, alcuni villaggi sono stati distrutti dall’acqua alta. Tantissime persone si sono spostate», spiega Flamigni.

Gran parte delle persone colpite vive oggi in rifugi di fortuna, dopo numerosi spostamenti legati all’innalzamento delle acque. Ma queste alluvioni, per quanto cicliche, sono inusuali anche per un Paese abituato alle piogge torrenziali: «Sono fenomeni straordinari. L’inusualità dell’alluvione ci è stata confermata da tutte le persone, soprattutto anziane, che hanno riferito di non aver mai visto qualcosa di simile».

Le immagini e le foto della devastazione, scattate da Flamigni, mostrano come la situazione a livello nazionale sia preoccupante.

Grandi aree del nord e dell’est del paese sono ancora allagate, soprattutto a Pibor, dove l’ospedale di MSF non ha ancora riaperto dopo essere stato completamente allagato.

«La gente qui è abituata alle alluvioni, ma questa dicono sia stata la peggiore della loro vita. Sono costretti a bere nella stessa acqua in cui lavano i vestiti o fanno i bisogni, molto spesso stagnante», racconta Nicola Flamigni, operatore umanitario di MSF appena rientrato dal Sud Sudan.

A Lankien, a volte, camminare per ore con l’acqua che arriva al livello della vita è l’unico modo per raggiungere le persone più vulnerabili. Fino ad oggi MSF ha consegnato a piedi quasi 2.000 kit di beni di prima emergenza non alimentari.

Con una grande quantità di acqua contaminata, MSF è preoccupata per l’elevato rischio di epidemie di malattie mortali come il colera e l’epatite A, oltre un aumento dei casi di diarrea, malaria e infezioni del tratto respiratorio, tra le principali cause di morte nel paese.

Si teme anche che le inondazioni aumentino i rischi di malnutrizione per la distruzione di riserve di cibo e coltivazioni. A preoccupare è anche il potenziale aumento delle vittime di morsi di serpente perché i rettili si sposteranno verso le terre più asciutte, dove anche le persone sfollate si ripareranno dalle inondazioni.

«Il peggio deve ancora arrivare. Mancano razioni di cibo, molti villaggi e capanne sono stati distrutti, ci sono gravi problemi di malnutrizione, e problemi sanitari relativi al diffondersi di malattie come il colera», dice Flamigni.

Le équipe di MSF vedono spesso le conseguenze fatali o debilitanti dell’avvelenamento da serpente all’ospedale di Pibor, che oggi non è più accessibile perché completamente allagato.

«Le persone sono costrette a bere in acque stagnanti dove lavano gli stessi vestiti, dove fanno i loro bisogni. Mancano inoltre beni come le zanzariere che sono fondamentali in un Paese dove la malaria è endemica. E questi problemi aumenteranno con la stagione secca», conclude Flamigni.

Credist foto e video: Nicola Flamigni/MSF

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