Champions, l’Inter è fuori: il Barcellona versione Masia passa a San Siro (1-2)

Segnano Perez e Ansu Fati. In mezzo il pari di Lukaku, che si divora il 2-1. Sarà Europa League per Conte

Non ci sarà la pallina dell’Inter lunedì prossimo, a Nyon, per gli accoppiamenti degli Ottavi di finale di Champions League. I nerazzurri cadono 1-2 a San Siro contro un Barcellona rimaneggiato, ma non arrendevole e comunque pieno di qualità giovane. Ospiti avanti con CArles Perez (23′). Pari al 44′ di Lukaku, che nella ripresa si divora incredibilmente il 2-1. E a 5′ dalla fine è il neo entrato Ansu Fati a fissare, invece, l’1-2 definitivo. L’Inter chiude il girone al terzo posto, alle spalle del Borussia Dortmund che batte 2-1 lo Slavia Praga, e continuerà la sua avventura in Europa League.


Conte, Ansa

Il principe della Masia

Già a inizio match, nonostante la vis pugnace dell’Inter, trova scarso ingresso la teoria che spaccia il Barcellona in tono dimesso. Non ci sono Messi, rimasto a casa, e Piqué. Suarez è in panchina, giusto per citarne tre. Ma il Barcelonismo è una ragnatela talmente ampia da avvolgere nel suo sistema anche chi ha minutaggio meno vip. Prendere a esempio Carles Perez, il 21enne attaccante della Masia giudicato, assieme ad Ansu Fati, il vero futuro dei Culèé (che lo hanno blindato con una clausola rescissoria da 100 milioni di euro). E’ lui al 23′, su involontario assist di Godin, a siglare l’1-0. Ed è lui, più di tutti, a torturare la catena difensiva destra dell’Inter sbucando, a mo’ di equazione perfetta, alle spalle dei tre centrali interisti. Handanovic lo placa, e a sua volta viene graziato da Lenglet che si divora poco dopo lo 0-2.

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Fatica mediana

L’Inter ha tanta buona volontà, ma un centrocampo (sempre privo di Barella e Sensi) in debito di idee e ossigeno. Brozovic è ingabbiato, Vecino e Borja Valero (lo spagnolo soprattutto) vengono dominati dai dirimpettai. E non è un caso che le uniche tracce sensibili dell’Inter arrivino da lanci lunghi sui quali Lukaku (a inizio partita) e Lautaro Martinez (sullo 0-1) s’inventano un paio di giocate individuali, contenute dal Barca. Che, nella perseverante assenza di inserimenti dei centrocampisti di Conte, deve guardarsi più che altro dalle sortite di Biraghi e D’Ambrosio. I presagi non sono ottimali, ma quando al 44′ Lautaro si infila per l’ennesima volta a protezione di un pallone spalle alla porta e Lukaku lo butta dentro con tutta la forza che ha, San Siro s’illumina d’immenso.

Nella ripresa l’Inter conferma la sua scarsa vena, anche difensiva (male De Vrij e Godin), il Barcellona comanda le operazioni, ma paradossalmente la palla gol più clamorosa capita sui piedi di Lukaku: il belga aggira Todibo e a un metro da Neto gli spara addosso. E’ quello il punto debole del Barcellona sul quale anche il piccolo, ma incontenibile, Lautaro Martinez si infila e a 20′ dalla fine sfiora il palo da fuori.

Conte le prova tutte, saltano gli schemi, entrano anche Lazaro, Politano ed Esposito. Ma Neto non sarà più impensierito e il Barca, che nelle more, si concede pure di non affondare con la solita ferocia in contropiede, piazza il tris con l’altro enfant prodige, Ansu Fati, 17 anni, appena entrato. Giocata, triangolo e palla che bacia il palo ed entra. All’Inter, che paga il pari d’inizio avventura con lo Slavia Praga e una panchina corta, c’è solo l’Europa League.

Foto di copertina Ansa

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