Roma, giornalista riprende il fermo di un ambulante. Un agente lo minaccia: «Ringrazia che sto in divisa, sennò…»

«Ringrazia Dio che sto in divisa perché se sto senza divisa ti spacco questa in testa», ha detto uno degli agenti al giornalista

Cosimo Caridi, giornalista e videomaker che collabora con Il Fatto Quotidiano, è stato denunciato per interruzione di pubblico servizio. Il motivo? Aver filmato il fermo di un venditore ambulante da parte della polizia municipale di Roma e aver esercitato, quindi, il suo diritto di cronaca.

Il contesto

Oltre alla testimonianza video, il fatto è raccontato dallo anche stesso Caridi in un audio pubblicato sul Fatto. Nel pomeriggio del 10 dicembre, Caridi si trova a via del Corso, poco distante da Montecitorio e Palazzo Chigi, dove si trovava per seguire la manifestazione dei sindacati Cgil, Cisl, Uil.

In quei momenti il giornalista nota due agenti della polizia municipale che stanno procedendo al fermo di un venditore ambulante che vende braccialetti e oggetti di legno. Nel tentativo di allontanarsi, l’ambulante cade a terra. A quel punto, Caridi inizia a filmare.

La reazione degli agenti

Gli agenti se ne accorgono e gli dicono di smettere di riprendere perché si tratta di un’operazione di polizia. Coprendo l’obbiettivo, dicono: «Lei non può riprendere senza autorizzazione. Appena manda in onda queste immagini viene arrestato». Lo invitano poi a cancellare tutto.

Caridi risponde che, essendo un giornalista, può esercitare il diritto di cronaca, per di più in uno spazio pubblico.

«Ringrazia Dio che sto in divisa perché se sto senza divisa ti spacco questa in testa», reagisce uno dei due riferendosi alla telecamera. Quel che fanno invece è accompagnarlo nel loro quartier generale in Campidoglio dovo gli fanno eleggere domicilio per la denuncia.

Caridi è accusato di interruzione di pubblico servizio perché, stando ai racconti degli agenti, mentre i vigili si occupavano del videomaker, altri ambulanti sarebbero scappati.

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Foto copertina: screen dal video di Cosimo Caridi