Soldi ai partiti e fondazione Open, Renzi rispolvera Craxi (e Moro) e attacca: «Magistratura decide cosa è politica e cosa no» – Video

È il giorno della discussione in Senato sul finanziamento pubblico e privato ai partiti voluto da Italia Viva dopo l’inchiesta sulla Fondazione Open

Matteo Renzi cita prima Aldo Moro e poi Bettino Craxi nel suo discorso in Senato nel corso del dibattito sul finanziamento della politica. Allora, come oggi, secondo il senatore di Italia Viva, il cuore della questione è il rapporto ancora controverso tra magistratura e politica. Citazione preceduta da quella di Aldo Moro che, sullo scandalo Lokeed nel 1977 che travolse la Democrazia cristiana, disse: «Non ci faremo processare nelle piazze».


«Qui non si parla di dazioni di denaro illecite», dice Renzi riferendosi alla bufera che ha recentemente investito la sua Fondazione Open e all’inchiesta che la riguarda. «Ma di donazioni tracciate, evidenti, trasparenti. Con un bilancio che viene reso pubblico. Ci sono fondazioni che lo fanno, altre no».

«Questi contributi regolari dati alla fondazione – continua difendendosi- sono stati trasformati in irregolari perché si è cambiata la definizione della fondazione. Si è deciso che quella fosse un partito».

«L’invasione di campo» della magistratura

E poi insiste sul ruolo della magistratura, che secondo lui ha fatto «un’invasione di campo»: «La magistratura ha preteso di decidere che cosa è un partito e che cosa no. Ai membri togati del Csm che censurano un senatore per le sue idee politiche dico che non mi risulta sia stato abrogato l’articolo 68 della Costituzione nel quale i parlamentari non sono chiamati a rispondere delle proprie idee».

«In un Paese nel quale la politica costa, è evidente che una perquisizione a tappeto porterà tutti i cittadini a non finanziare più un partito», aggiunge. «E fanno anche bene».

«Avere rispetto per la magistratura è riconoscere che magistrati hanno perso la vita per il loro impegno», dice in chiusura. «A loro va il massimo rispetto. Ci inchiniamo davanti a queste storie. Ma si abbia la forza di dire: contestateci per le nostre idee o per il Jobs Act. A chi volesse contestarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio di dire che diritto e giustizia sono diversi dal giustizialismo».

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