La parola della settimana: Nimby-ism

di OPEN

Siamo tutti bravi a fare “gli ambientalisti con i pianeti degli altri”: si tratta infatti di un vero e proprio fenomeno sociologico che ha chiare implicazioni politiche

Combattere contro qualcosa, ma a favore di cosa? Con quale proposte e in nome di quale ideologia? Spesso i movimenti spontanei – come le sardine, i No-Tav o i Fridays For Future – vengono tacciati di qualunquismo perché non nascono equipaggiati di un arsenale di proposte politiche ben articolate, ma piuttosto di un orientamento valoriale, come testimoniano i “dieci comandamenti” del movimento delle sardine, anticipati da Open in settimana.

«Not in my back yard»

Tra i vari peccati attribuiti ai “qualunquisti” c’è anche quello di “nimbyism” – dall’inglese «not in my back yard», ovvero, «non dietro casa mia» – una forma di localismo iper-individualista. Si manifesta nel fatto di attribuire un valore universale a quelle che sono esigenze o istanze particolari e, contemporaneamente, di spendersi per il loro perseguimento a discapito o senza tener conto delle esigenze altrui.

Secondo questo ragionamento quindi i No-Tav sarebbero contrari all’alta velocità soltanto o principalmente perché avviene “dietro casa loro” e i Fridays for Future, o almeno i più benestanti tra loro, ignari del proprio privilegio, predicherebbero il taglio dei consumi senza tener conto delle difficoltà a cui andranno incontro i meno abbienti a causa di un eventuale aumento dei costi di prodotti e servizi come l’elettricità. Ma come nasce la parola e cosa vuol dire esattamente?

Dai movimenti antinucleari a oggi

Non sorprende forse che il termine sia nato in ambito ambientalista. Solitamente le sue origini vengono ricondotte all’opposizione popolare contro la costruzione di centrali elettriche negli stati del New Hampshire o il Michigan (USA) negli anni ’70.

Nel Regno Unito invece la forte domanda per le case popolari negli ultimi anni ha riportato la parola al centro del dibattito pubblico quando i residenti di contee come l’Exeter, tradizionalmente laburisti, si sono opposti alla costruzione di case popolari (e all’immigrazione) perché avveniva, appunto, nella loro contea.

Ci sono stati tentativi di riabilitazione del termine, anche dei movimenti ambientalisti che, per esempio, sottolineano come la cura del proprio quartiere, della propria città e del proprio ambiente circostante, sia un primo importante passo verso una presa di coscienza collettiva e uno sforzo condiviso.

Sta alla politica riuscire poi a interpretare e conciliare le esigenze collettive o locali con quelle generali o nazionali, per evitare appunto che l’effetto NIMBY porti a un’inefficiente allocazione delle risorse – basta pensare agli scontri che si ripetono ogni volta che si parla di costruire un nuovo inceneritore – ma sta anche ai nuovi movimenti non scadere negli egoismi individuali, regionali o di classe.

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