La Cop25 è un fallimento: nessun accordo sul mercato del carbonio. Onu: «Siamo delusi, persa un’occasione»

Due settimane di lavori non sono state sufficienti a elaborare azioni comuni a tutte le nazioni partecipanti. Il nodo del carbonio rimandato a giugno 2020

Niente da fare: le posizioni dei quasi 200 Paesi partecipanti alla Cop25 di Madrid sono troppo distanti. Non si è riusciti a raggiungere un’intesa sull’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, il punto più spinoso, che dovrebbe regolare globalmente il mercato del carbonio.


Lo sconforto è tanto, e molti delegati stanno intervenendo per esprimere la forte delusione su questo punto dell’Agenda dei lavori. A questo punto, molto probabilmente se ne riparlerà a Bonn nel giugno 2020.

Il secondo giorno extra di lavori aveva già il presagio del fallimento con sé: la Cop25 cilena è durata due settimane. Anzi, sarebbe dovuta durare due settimane: oggi, domenica 15 dicembre, era iniziato il secondo tempo supplementare per cercare di strappare un accordo che era atteso per venerdì.

«Sono stato presente ai negoziati sul clima sin dalla loro istituzione nel 1991 – ha dichiarato l’attivista Alden Meyer della Union of Concerned Scientists -, ma non ho mai visto come qui a Madrid un totale scollamento tra le richieste degli scienziati e delle persone di tutto il mondo e quello che i negoziatori stanno cercando di ottenere».

Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres si è setto «deluso» dai risultati della conferenza sul clima Cop25, affermando che «la comunità internazionale ha perso una opportunità importante per mostrare maggiore ambizione» nell’affrontare la crisi dei cambiamenti climatici.

La denuncia di Greenpeace

Tra i più critici nei confronti dell’esito c’è stata l’associazione Greenpeace, da sempre in prima linea per la salvaguardia dell’ambiente, che ha definito l’esito della COP «totalmente inaccettabile». Secondo i vertici dell’associazione, l’accordo di Parigi sul clima «potrebbe essere stato vittima di una manciata di potenti economie del carbonio».

«I progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 – denuncia in una nota – sono stati ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto».

«Durante questo meeting – ha contunuato Greenpeace – la porta è stata letteralmente chiusa a valori e fatti, mentre la società civile e gli scienziati che chiedevano la lotta all’emergenza climatica venivano addirittura temporaneamente esclusi dalla COP25. Invece, i politici si sono scontrati sull’Articolo 6 relativo allo schema del commercio delle quote di carbonio, una minaccia per i diritti dei popoli indigeni nonché un’etichetta di prezzo sulla natura».

ANSA, Juan Carlos Hidalgo | Donna indigena dell’Amazzonia durante la Cop25

Come testimoniato anche dall’organizzazione, ad eccezione dei rappresentanti dei Paesi «più vulnerabili», i leader politici non hanno mostrato «alcun impegno» a ridurre le emissioni, «chiaramente non comprendendo la minaccia esistenziale della crisi climatica».

Jennifer Morgan, direttrice esecutiva di Greenpeace International, ha denunciato che si sarebbe dovuto dare ascolto alle sollecitazioni delle nuove generazioni. «Anche per l’irresponsabile debolezza della presidenza cilena – ha aggiunto – Paesi come Brasile e Arabia Saudita hanno invece fatto muro, vendendo accordi sul carbonio e travolgendo scienziati e società civile».

In extremis

Nella tarda serata del 14 dicembre, la presidente della conferenza, la ministra cilena dell’Ambiente Carolina Schmidt, ha detto ai delegati già stremati di tornare a riunirsi all’1.30 per esaminare i nuovi accordi elaborati dalla sua squadra. «Le cose si stanno mettendo a posto», ha detto fiduciosa prima di tornare in sala.

Ma i rappresentanti dei Paesi in via di sviluppo e i gruppi ambientalisti hanno invece affermato che le bozze circolate hanno rischiato addirittura di annullare o bloccare gli impegni assunti nell’accordo di Parigi del 2015, accentuando la forbice tra quello che richiedono gli scienziati e quello che i negoziatori sono disposti a offrire.

Sconcerto diffuso

Jennifer Morgan, direttrice di Greenpeace International che sta prendendo parte alla sua 25esima conferenza Onu sul clima, ha dichiarato: «La presidenza cilena ha un compito, ovvero proteggere l’integrità dell’accordo di Parigi e non permettere che venga distrutto da cinismo e avidità».

Più chiara ancora Jamie Henn, della ong 350.org: «Una manciata di Paesi rumorosi ha dirottato il processo prendendo in ostaggio il resto del pianeta».

Sul treno di ritorno verso casa, attraversando la Germania, anche Greta Thunberg ha twittato il suo risentimento per la piega che ha preso la conferenza a Madrid: «Sembra che la Cop25 stia fallendo. La scienza è chiara, ma è stata ignorata. Qualunque cosa accada, noi non ci arrenderemo mai, abbiamo appena iniziato».

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