Greta Thunberg

Greta Thunberg

Greta Thunberg, attivista svedese classe 2003, è stata ed è tuttora il simbolo mondiale dell’ambientalismo giovanile. I suoi “scioperi del venerdì” hanno ispirato centinaia di migliaia di ragazzi (e non solo) in tutto il mondo a scendere in strada per chiedere ai rispettivi governi di fare di più per contrastare il cambiamento climatico e salvare il pianeta. Il suo nome è indissolubilmente legato a quello del movimento Fridays For Future a lei ispirato che ad oggi è presente in oltre 7 mila città in tutti i continenti del mondo e conta oltre 14 milioni di attivisti.

Gli esordi e il rapporto con i media

Come recita la pagina di presentazione, il movimento nasce nell’agosto del 2015 quando «la quindicenne Greta Thunberg e altri giovani attivisti si sono seduti davanti al Parlamento svedese ogni giorno per tre settimane per protestare contro l’inazione del proprio governo in materia ambientale». È la stessa Greta a raccontare con parole semplici l’esordio del movimento nel libro scritto dalla madre e pubblicato nel 2019.

«L’idea di uno sciopero scolastico mi piaceva. Così l’ho sviluppato e ho cercato di convincere altri giovani a unirsi a me, ma nessuno era interessato […] Il 20 agosto sono andata sedermi davanti al Parlamento svedese. Ho distribuito volantini con una lunga lista di dati sulla crisi climatica e spiegazioni del motivo per cui stavo scioperando. E poi ho postato la mia protesta su Twitter e Instagram, cosa che presto l’ha fatta diventare virale. A quel punto hanno iniziato a venire giornalisti e i quotidiani».

Nel romanzo, la madre di Thunberg, la nota cantante lirica svedese Malena Erman, racconta anche di come a sua figlia sia stata diagnosticata la sindrome di Asperger, il disturbo ossessivo-compulsivo e il mutismo selettivo, e di come a undici anni Greta sia caduta in depressione, cessando di parlare, complice anche il disagio provato per la crisi ambientale. L’Asperger è diventato un aspetto non solo del suo attivismo, ma anche della sua figura pubblica, nel bene e nel male. Nel corso degli anni Greta è stata oggetto di fake news, teorie del complotto, maldicenze e di attacchi anche macabri, come nel caso del fantoccio appeso sotto Ponte Milvio, a Roma. Ma grazie alla sua popolarità ha potuto fare incontri importanti (da Papa Francesco ad Angela Merkel) e a parlare a eventi di rilievo internazionale.

Da Davos al primo sciopero globale per il clima

Tra questi c’è sicuramente il suo discorso a Davos nel gennaio 2019 grazie al quale Greta Thunberg ha ottenuto un’enorme visibilità, segnando una svolta nella sua carriera d’attivista. Pochi mesi dopo, infatti, nel marzo del 2019, si teneva il primo sciopero globale dei Fridays For Future che ha visto manifestare oltre 1,6 milioni di persone in oltre 125 Paesi. Il secondo grande raduno si è tenuto nel maggio 2019, in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo, e un terzo nel settembre del 2019, ma per settimane i ragazzi di tutto il mondo hanno continuato a “scioperare” dalla scuola ogni venerdì.

Le loro richieste a chi occupa posizioni di potere erano e sono tuttora le stesse: dare ascolto agli scienziati che per anni hanno studiato il fenomeno del cambiamento climatico, garantire la giustizia climatica, intesa come un’equa ripartizione dei costi per la transizione ecologica, e mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali, come richiesto dagli scienziati dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), ente consultivo dell’Onu. Prima dell’epidemia da Coronavirus, che ha ostacolato le manifestazioni dei Fridays for Future, Greta aveva portato queste proposte al Parlamento europeo e anche al Palazzo di Vetro dell’Onu a New York con un discorso diventato celebre, dopo aver attraversato l’Atlantico in barca a vela.

Testo di Riccardo Liberatore

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