Due anni fa il primo sciopero di Greta Thunberg per il clima. L’attivista: «Il mondo oggi nega ancora»

Alla vigilia dell’incontro con la cancelliera Angela Merkel, la 17enne tira le somme di due anni difficili. «Ignoranza, negazione e inconsapevolezza» alla base dei disastri ambientali che continuano ad accadere

Sono passati due anni da quando Greta Thunberg è scesa in piazza per il suo primo sciopero scolastico in difesa del clima. Da quel momento la coscienza dei giovani di tutto il mondo si è svegliata in un unico grande movimento a difesa dell’ambiente.


Ed è esattamente dopo due anni che la giovane di origini svedesi sul Guardian tira le somme di un bilancio non positivo nella lotta all’inquinamento. «In questi ultimi due anni il mondo ha emesso oltre 80 miliardi di tonnellate di CO2. Abbiamo assistito a continui disastri naturali in tutto il mondo», dice la giovane attivista, alla vigilia di un incontro importante.

Domani Thunberg e altri studenti impegnati nella difesa del pianeta, incontreranno la cancelliera Angela Merkel per chiedere la fine di tutti gli investimenti e sovvenzioni sui combustibili fossili.

L’incontro con Merkel

«Diremo alla Merkel che deve affrontare l’emergenza climatica, soprattutto perché la Germania ora detiene la presidenza del Consiglio europeo», ha annunciato Thunberg, aggiungendo tra le richieste alla cancelliera anche i bilanci annuali vincolanti per il carbonio e l’ecocidio come crimine internazionale.

Il 28 novembre 2019 il Parlamento europeo aveva dichiarato emergenza climatica e ambientale, ma secondo Thunberg la reale consapevolezza di una crisi altamente pericolosa è ancora lontana. «Si prendono impegni, si tengono grandi discorsi. Ma quando si tratta di agire, siamo ancora in uno stato di negazione. La crisi climatica ed ecologica non è mai stata trattata come una crisi», ha detto.

Nell’incontro di domani con Merkel l’attivista presenterà la lettera aperta di richiesta all’UE e ai leader mondiali, con più di 125mila firme. Riguardo all’accordo di Parigi del 2015, con il quale i Paesi membri si sono impegnati a mantenere il riscaldamento globale a 1,5°C, Thunberg sembra non essere convinta degli strumenti a disposizione per poterlo rispettare.

«Un cortocircuito mentale»

«Se vogliamo avere una possibilità di rimanere al di sotto di 1,5 ° C di riscaldamento, le nostre emissioni devono iniziare immediatamente a ridursi rapidamente fino a zero e poi a cifre negative. Questo è un fatto» spiega. Parlando subito dopo di un cortocircuito mentale collettivo: «Ma è un dato di fatto anche che la maggior parte delle persone rifiuta di accettare. Il solo pensiero di trovarci in una crisi da cui non possiamo acquistare, costruire o investire sembra creare una sorta di cortocircuito mentale collettivo».

Non si risparmia, come sempre, Thunberg parlando di «ignoranza, negazione e inconsapevolezza» come le tre vere piaghe al centro del problema. Due giorni fa aveva fatto ironici complimenti «ai lobbisti e redattori di notizie» colpevoli, per la giovane ambientalista, di «essere riusciti a tenere la crisi climatica completamente fuori dai riflettori per un’altra intera estate».

Oggi torna ad elencare i disastri che continuano a sconvolgere il mondo: «Incendi, ondate di caldo, inondazioni, uragani, tempeste, disgelo del permafrost e collasso di ghiacciai e interi ecosistemi. Molte vite e mezzi di sussistenza sono stati persi, sono soltanto l’inizio», ha avvertito.

Surreale sopravvivere al riscaldamento globale

Senza trascurare l’idea di un mondo certamente complesso, per cui molte delle sue richieste «potrebbero sembrare impossibili da realizzare», la 17enne sottolinea come sia molto meno immaginabile un pianeta non distrutto dall’impatto ambientale di azioni che continuano ad essere ripetute senza alcuna preoccupazione.

«Comprendiamo che il mondo è complicato e che ciò che chiediamo potrebbe non essere facile o risultare irrealizzabile ma è molto più irrealistico credere che le nostre società sarebbero in grado di sopravvivere al riscaldamento globale verso cui ci stiamo dirigendo», ha concluso.

Foto in copertina: Twitter Greta Thunberg/ Svenska Dagbladet

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