Carenza medici, approvato il Patto per la Salute. Gli specializzandi potranno lavorare a partire dal terzo anno

Il Patto per la salute prevede inoltre, fino al 2022, la possibilità di rimanere in servizio per i medici che hanno compiuto i 70 anni di età

Buone notizie per gli specializzandi: con l’approvazione del Patto per la Salute – che fissa le regole della Sanità per due anni (fino al 2021) – le Regioni potranno utilizzare i giovani medici già a partire dal loro terzo anno di specializzazione, nonostante i corsi durino dai quattro ai sei anni.

L’annuncio dell’accordo tra Governo e Regioni, dopo mesi di ritardi, è arrivato dal presidente della Conferenza delle regioni e delle province autonome, Stefano Bonaccini. «Abbiamo scritto con il Governo, e le Regioni hanno dato un contributo determinante, un Patto che ha diverse ‘leve’, alcune molto innovative, per migliorare il Servizio sanitario», dice il governatore emiliano.

Anche il premier Giuseppe Conte ha annunciato il trovato accordo su Twitter dichiarando che con l’approvazione del Patto, il Servizio Sanitario Nazionale sarà «più efficiente e più vicino ai cittadini».

Confermati i finanziamenti

Con il Patto, le Regioni hanno confermato le risorse per la salute. Confermato il finanziamento del Servizio sanitario nazionale per 3,5 miliardi di euro per il 2020-2021. Due miliardi saranno messi a disposizione già a partire dal prossimo anno per la salute.

Incentivi per le assunzioni

Il Patto per la salute prevede inoltre, fino al 2022, la possibilità di rimanere in servizio per i medici che hanno compiuto i 70 anni di età. Per incentivare nuove assunzioni è stato alzato anche il tetto della spesa per il personale: sale fino al 15% rispetto all’aumento del budget disponibile.

Investimenti, vaccini e ticket sanitario

Sono stati individuati anche interventi sulle infrastrutturali per ben 32 miliardi di euro. Sono previsti maggiori sforzi anche per i programmi di vaccinazione contro il morbillo e rosolia. Come anticipato da Giuseppe Conte, verrà anche rivisto il ticket sanitario in base al reddito familiare.

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